Salernitana-Avellino, uno dei più duri derby italiani

Salernitana-Avellino: molto più che un derby

di Emanuele Landi

Ci sono cose che contano più di altre, partite che valgono più di tute, che non bisogna perdere per poter godere per un anno o per sfottere il collega di lavoro, o l’amico del cuore: queste partite sono i derby e anche in Campania ci sono delle rivalità talmente accese da determinare le cosiddette sfide che valgono una stagione e una di questa è quella che lega Salernitana ed Avellino. Le due società sono unite da un profondo “odio sportivo” e le sfide sono molto sentite da entrambe le tifoserie. Le gare si sono svolte sempre nelle serie minori: dagli anni cinquanta fino ai settanta le gare erano valide per il campionato di Serie C e sono state spesso teatro di episodi di violenza, mentre negli anni novanta gli incontri si disputavano nel campionato cadetto di Serie B. I tifosi granata ricordano ancora con estremo piacere il derby dell’anno 1993-94 quando il capitano Breda grazie ad un tiro dalla distanza regalò al minuto ’76 la prima storica vittoria al Partenio. Questa sfida è stata ricordata per tanto tempo agli storici rivali grazie ad uno striscione, portato anche nelle gare successive, che recitava: "Che l'Italia lo sappia, Breda al 76º".

La rivalità con gli irpini è una delle più forti per i sostenitori della Salernitana, visto che l’Avellino è una delle principali squadre della Campania, con la quale la società granata si è scontrata in numerose partite. Nella scorsa stagione le due squadre si sono ritrovate in Serie B e il derby era la partita inaugurale. La gara d’andata si è disputata in un Arechi infuocato, 25mila spettatori che hanno trascinato i granata ad una trionfale vittoria per 3-1 grazie ad una gara superba di Gabionetta. La gara illuse, però, i supporter granata che la squadra avesse potuto fare una stagione nelle zone alte, fino ad arrivare alla gara di ritorno che si giocò a metà gennaio in pieno calciomercato, con la Salernitana un po’ in crisi di risultati e invece con i Lupi che venivano da 3-4 risultati utili e che tenevano a cuore vendicare la gara d’andata. Al Partenio non va in scena una partita spettacolare che, però, viene decisa dal centravanti biancoverde Trotta al ’72. Proprio lui pochi giorni dopo si trasferisce al Sassuolo, lasciando come regalo d’addio ai suoi sostenitori la vittoria dell’ultimo derby finora giocato. In quella sfida, altra curiosità, esordì in maglia granata Antonio Zito, giocatore originario di Napoli ma che aveva militato 3 anni con l’Avellino e si ritrovò ad esordire proprio contro la sua ex squadra.

L’odio per l’Avellino, unisce anche Salernitana e Benevento, squadre i cui rapporti sono buoni. Infatti ad esempio nell'ultimo match di Tim Cup tra le due squadre, le tifoserie cantavano all'unisono "chi non salta è di Avellino". I granata vengono definiti “pisciaiuoli” dagli eterni rivali, mentre i lupi vengono offesi con l’epiteto di “pecore”, visto che Salerno è un paese maggiormente vicino al mare, mentre Avellino è situato tra le montagne. Le due tifoserie sono pronte a vivere le sfide del prossimo campionato di Serie B, come hanno fatto nella scorsa stagione in cui si sono dati battaglia solo con gli sfottò, lasciando da parte la violenza, creando un bel clima prima dei due derby durante la settimana. Saranno, probabilmente, grandi sfide tra le squadre campane, visto che anche il Benevento esordisce in Serie B, partite combattute sul campo, con i tifosi pronti, con le loro straordinarie coreografie, a vincere, perché questo tipo di partite non hanno prezzo: vincere un derby vale quanto un trofeo.