L'avversario di Mauro Icardi non è certo Maradona

Icardi e lo spaccato culturale argentino: Maradona è un falso problema

di Max Bambara

Per molti appare quasi una affermazione esagerata. Ma come può Maradona, si proprio Diego Armando Maradona, permettersi di fare la morale ad Icardi? Parliamo dell’uomo che per ben due volte è stato squalificato per uso di cocaina e che, nel corso della sua vita, ne ha combinate di cotte e di crude. Un signore che non ha riconosciuto un figlio naturale, che ha tradito mogli, fidanzate ed amanti, che nel periodo aureo di Napoli veniva appositamente ripulito da varie sostanze per poter essere pronto a scendere in campo la domenica. Suona strano, appare quasi fuori luogo, eppure Maradona, nel suo modo di porsi tremendamente divisorio e volutamente offensivo, pone un tema che tutta l’Argentina pensa ma non vuole esprimere pubblicamente. Icardi, nella Nazionale argentina, non viene ben visto perché in quel mondo puoi permetterti di tutto, ma rubare la donna ad un amico è l’infamia più grande, forse l’unica non tollerabile.E’impossibile spiegare la subcultura da spogliatoio del calcio argentino a chi questo calcio non lo vive, non lo osserva, non ne apprezza i profondi connotati di epica battagliera, di luogo dell’universo a parte in cui, su un rettangolo verde e nei meandri vicini, si parla una lingua calcistica tribale che vive di poche e semplice regole. Inviolabili. Icardi, probabilmente estraneo a questa cultura seppur argentino di nascita, è colpevole di aver tradito l’amicizia di chi l’ha accolto in casa sua per amicizia. Per loro, per quel mondo, si tratta di un’onta incancellabile, capace di rendere il giocatore inaffidabile per i compagni ed avulso da qualsiasi spirito di gruppo. Il problema di Icardi e della Nazionale argentina, oggi, è proprio questo. Non è Maradona, o meglio non è soltanto Maradona. C’è uno spaccato culturale che divide il modo di essere di Icardi dal modo di pensare del gruppo storico argentino. E’ un muro eretto difficile da abbattere e che non tutti sono in grado di vedere. E forse, fra i tanti che non lo notano, c’è proprio il capitano dell’Inter.