Tutti a bocca aperta, il Leicester molla il suo Principe azzurro

Mettiamola così: se il Leicester retrocederà, sior Claudio non ci sarà

di Enrico Vitolo

Non c’è da sorprendersi, il calcio è fatto così. Un attimo prima è affascinante, o meglio ancora emozionante, un attimo dopo è tremendo, più precisamente letale. In tanti in passato l’hanno appurato sulla propria pelle, e da qualche ora è toccato anche a Claudio Ranieri conoscere la doppia faccia di una medaglia che resta comunque inimitabile. E’ così a distanza di quasi dieci mesi dalla vittoria della Premier League, ecco l’esonero. Forse immaginato da qualcuno durante l’ultima estate, ma che in ogni caso fa scalpore. Specie dopo il gol di Vardy al Sánchez-Pizjuán di Siviglia che ha reso decisamente più avvincente il ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Ma non è bastato, il Leicester ha ormai deciso. Il tecnico romano non si siederà più sulla panchina dei foxes. Ma poco importa, perché nessuno potrà mai dimenticare la storica vittoria della scorsa stagione. Una favola anche più bella delle vere favole. Un campionato incredibile, unico. Che difficilmente potrà vedersi rubare la scena in futuro. Ma nel calcio può accadere tutto ed il contrario di tutto. E mentre Mancini e De Boer attendono di capire se toccherà a loro provare a scrivere una nuova pagina a colori della storia del Leicester, Mourinho ha voluto ricordare in queste ore quella scritta da Ranieri: “Campione d’Inghilterra e allenatore dell’anno FIFA, licenziato – ha scritto lo special one sul suo profilo Instagram -. Questo è il nuovo calcio, Claudio. Continua a sorridere amico, nessuno può cancellare la storia che hai scritto”.

Vero, verissimo. Nessuno potrà farlo. Eppure, forse, non è solamente colpa del nuovo calcio, tutto dipende sempre dai risultati. Oggi così come ieri. In tanti, infatti, hanno vissuto sulla propria pelle esperienze simili. Sia chiaro, nessun miracolo come quello che è stato capace di realizzare Ranieri in terra inglese. Però di storie da raccontare ce ne sono. L’ultima in ordine di tempo riguarda quella di Carlo Ancelotti, al quale non è bastato far vincere la tanto attesa e desiderata decima al Real Madrid. No, in casa blancos nulla è scontato. Ed infatti la seconda stagione, condita da qualche trofeo ma anche da un secondo posto in Liga ed una semifinale di Champions, è stata quella dell’addio. Anche questo sorprendente. Ma d’altro canto si sa che la riconoscenza nel calcio, così come nello sport in generale, non esiste e mai esisterà. Lo sa bene anche Fabio Capello, un altro italiano che ha dovuto confrontarsi con il malcontento sempre vivo al Bernabéu. Stagione 2006-07, il Real non vince la coppa dalla orecchie grandi ma ha la meglio in campionato sui rivali storici del Barcellona. Ma niente da fare, anche questa volta finisce con un saluto tra semisconosciuti. Altro passo indietro ed altro caso analogo. E’ la fine degli anni novanta, Gigi Simoni riporta un trofeo (Coppa Uefa) all’Inter dopo un lungo, lunghissimo, digiuno. Come va a finire? Esatto, avete indovinato. L’anno dopo le vittorie con Real Madrid e Salernitana nel giro di pochi giorni non evitano un esonero che all’epoca ebbe del clamoroso. Ma è così, un attimo prima è emozionante e l’attimo dopo è letale.