Gabbiadini, la solita Italia che fa bene in Premier League

Nella Premier League Italia, Gabbiadini calza a pennello

di Enrico Vitolo

Profeta in p...remier. A Manolo Gabbiadini è toccato andare oltremanica,quella che è ormai la seconda casa degli italiani, per ritrovare se stesso e ritornare a fare quello che ha (quasi) sempre fatto nel corso della sua carriera: i gol. Tre per la precisione, in appena due partite. Uno all’esordio contro il West Ham dopo solamente dodici minuti, due addirittura nell’ultimo week-end in casa del Sunderland. Questa volta anche decisivi, come non accadeva da tempo. Troppo volendo essere onesti. Perché a Napoli, specie negli ultimi tempi, qualcosa si era inceppato, ma ormai provare a comprendere quali possano essere stati i problemi che hanno interrotto con anticipo il legame con gli azzurri non ha più senso. Ora c’è altro a cui pensare, ed intanto la Gabbiadini mania impazza a vista d’occhio. Così, dopo Pellè, il Southampton ha trovato un altro italiano da idolatrare. Un italiano che dopo le parole rivolte ai suoi personali critici nella lettera di saluto al Napoli (“ho segnato un gol ogni 124 minuti”), è passato immediatamente ai fatti. Che gli hanno fatto ritrovare in un colpo solo il sorriso, lo stesso che si sarà notato in questi giorni anche sul volto del suo ex presidente De Laurentiis. Perché se il futuro continuerà a parlare di un Gabbiadini formato speciale, nelle casse del club arriveranno quei 3 milioni di bonus che tanto avevano rallentato la trattativa nel calciomercato invernale.

Anche questo però è storia vecchia, quasi vecchissima visto tutto quello che è accaduto in poco più di una settimana. Ma si sa, la Premier League è il posto ideale per gli italiani. Dove ogni cosa è realizzabile. Ne sa qualcosa Claudio Ranieri. Oggi finito sotto l’occhio del ciclone ma fino a poco tempo fa considerato l’artefice del miracolo (sportivo) Leicester. Lui, di fatto, la punta di un iceberg molto ma molto grande, che ha iniziato a farsi vedere in lontananza nella metà degli anni novanta quando Gianfranco Zola si apprestavaa diventare il nuovo idolo di una squadra che ancora non sapeva quale futuro l’avrebbe aspettata. La casa dove anche gente come Vialli, Di Matteo e Ancelotti ha fatto le proprie fortune. Ma tanti altri hanno giocato per i blues: Ambrosetti, Ambrosio, Amelia, Casiraghi, Dalla Bona ed anche Christian Panucci. Senza dimenticare Borini, oggi al Sunderland, e Cudicini. Ma la lista è davvero infinita. Prima degli anni duemila hanno tentato fortuna, chi più chi meno, anche Ciccio Baiano (Derby), Nicola Berti (Tottenham), Patrizio Billio (Crystal Palace), Ivano Bonetti (Crystal Palace), Marco Branca (Middlesbrough), Benito Carbone (cinque le squadre in cui ha militato), Paolo Di Canio (prima da giocatore e poi da allenatore), Stefano Eranio (Derby), Gianluca Festa (Middlesbrough), Stefano Gioacchini (Coventry), Attilio Lombardo (Crystal Palace) e Dario Marcolin (Blackburn).

Negli anni novanta, invece,si sono susseguiti Amoruso, Grabbi e Dino Baggio al Blackburn, Aquilani, Padelli e Dossena al Liverpool, Balotelli, Bianchi, Corradi ed ovviamente Mancini al Manchester City, Daino al Derby, Diamanti e Di Michele al West Ham, Ferrari e Materazzi all’Everton, Lupoli e Mannone all’Arsenal, Maccarone e Ravanelli al Middlesbrough, Macheda, Taibi, Rossi e Darmian al Manchester United, Montella e Okaka al Fulham, Padovano e Ventola al Crystal Palace, Pistone, Santon e Pecchia al Newcastle, Sanetti allo Sheffield, Sereni all’Ipswich, Silenzi al Nottingham,Tramezzani al Tottenham, oltre ai vari Zenga, Zaza, Ogbonna eMazzarri.Ma la tradizione non finirà certamente qui, c’è già chi (Allegri) sembra essersiavvicino alle porte che consentono l’ingresso al paradiso Premier League.