Grande attesa per Torino-Benevento, soprattutto per la mano di Mazzarri...

Nemmeno Mazzarri ha la bacchetta magica, ma almeno un po' della sua mano si vedrà contro il Benevento?

di Consuelo Motta

Il Torino continua ad arrancare. Il tecnico granata studia un cambio modulo: la sfida è quella di fare scelte pesanti davanti ad un reparto d’attacco molto folto La mano di Walter Mazzarri non si riesce ancora a percepire. Eppure il tecnico toscano, dal suo arrivo sulla panchina del Torino, ha già portato a casa quattro punti preziosi in due partite che però non hanno mostrato la via della svolta: il 3-0 contro un Bologna spento e poco reattivo è servito non tanto a consolidare i nuovi meccanismi tattici del dopo Mihajlovic ma è servito, in un certo senso, a ridare entusiasmo ad un gruppo che lo aveva perso da un pezzo.

Certo è che dopo la sosta invernale ci si aspettava di più. L'1-1 di Reggio Emilia è apparso preoccupante, non tanto per il risultato in sé quanto per la condizione fisica messa in campo dai granata, sicuramente in ritardo rispetto le altre squadre. Non è un caso che, secondo la classifica ufficiale della Lega Serie A, il Toro sia la squadra che ha percorso meno chilometri fino a questo momento. Non è solo la condizione fisica a preoccupare, ma anche quella mentale: ogni qualvolta i granata passano in vantaggio, come contro il Sassuolo per esempio, scattano le difficoltà di approccio al resto della gara, è come se agli uomini in campo fosse apposto un macigno sul capo per tutto il resto della partita.

Mazzarri deve voltare pagina in fretta, ma dovrà fare molta attenzione alla disposizione tattica della sua squadra. L’eredità di Mihajlovic parla di un 4-2-3-1 che non ha mai trovato la sua quadratura, che ha sempre schierato due mediani poco utili alla difesa, di poco supporto ai terzini e poco in sintonia con il reparto avanzato. Il tecnico serbo ha poi variato leggermente la disposizione del suo centrocampo, aggiungendo qualità con Valdifiori o Baselli inseriti tra Rincon e Acquah e cercando di plasmare un 4-3-3 che potesse sfruttare le qualità tecniche della rosa granata, senza successo. Ed è proprio da questo modulo che è ripartito Walter Mazzarri. Il tecnico ex Inter difficilmente rinuncerà al suo cavallo di battaglia, la difesa a tre (indifferentemente in un 3-5-2 o in un 3-4-3), vista peraltro sul finire della gara al Mapei Stadium: un simil ritorno all’era Ventura? La prima cosa che ci si chiede però è dove verranno piazzati tutti gli attaccanti (Boyé, Belotti, Ljajic, Niang, Falque, Edera, Sadiq, Berenguer) e se l’acquisto più costoso della storia del Toro, cioè Niang, possa rischiare di finire in panchina giocandosi l’ultimo posto che rimane accanto all’intoccabile Belotti. Una sfida nella sfida per Mazzarri e per i suoi che domenica prossima ospiteranno il Benevento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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