Stessa città, stesse tensioni, solo 2 punti di differenza, ma una voragine divide Spalletti e Inzaghi come toni e come metodi

Roma e Lazio vanno benissimo, ma che differenza: teatrale e fluviale Spalletti, sobrio e asciutto Inzaghi

di Angelica Cardoni

Spalletti e Inzaghi, come il diavolo e l'acquasanta. Personalità differenti, caratteri agli antipodi e stili incompatibili sulle panchine di Roma e Lazio. Da un lato siede Luciano Spalletti, teatrale e spumeggiante, dall'altro Simone Inzaghi che ha fatto della compostezza e della sobrietà i suoi punti di forza. Del resto, non desta stupore che il tecnico biancoceleste scelga, il più delle volte, di lavare i panni sporchi in casa propria e di non rivelare più di tanto i suoi stati d'animo. Inzaghi, che anche da giocatore non ha mai aggiunto una parola colorata, non è mai andato sopra le righe, non ha mai avuto troppi grilli per la testa, sia agli inizi con la maglia del Piacenza sia nella lunga carriera alla Lazio. E l'esperienza da allenatore, dagli allievi alla prima squadra, non ha oscurato i suoi filtri. Gli stessi filtri che Luciano Spalletti non ha mai usato. E la recente cronaca sportiva lo dimostra, ancora una volta. Dopo il 4-1 contro il Palermo della scorsa settimana infatti, l'allenatore della Roma ha trasformato una conferenza di routine in un vero e proprio show, perdendo le staffe alla domanda sull'ambiente giallorosso del giornalista del Corriere dello Sport Roberto Maida: Spalletti usa tinte forti, non conosce mezzi termini, si nasconde il volto tra le mani e prende a testate il tavolo. Si parla di un carattere che prende fuoco facilmente o di uno stratega che ama stare al centro dell'attenzione? Probabilmente entrambe le cose, certo è che con lui non ci si annoia mai. E chi lo apprezza, apprezza anche parte del suo personaggio.

 

 

 

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