Lazio, a Firenze con la testa alla Juventus

Lazio, Simone Inzaghi dosa bene le forze - Prima la Fiorentina, poi la Juventus in finale di Coppa

di Angelica Cardoni

Oltre le aspettative, oltre le speranze, oltre i programmi. Semplicemente oltre. La Lazio di Simone Inzaghi ha superato tutti i confini tracciati insieme ai vertici societari all'inizio della stagione. Merito dell'allenatore, rivelazione dell'anno, merito della rosa che ha viaggiato con continuità sui binari giusti. Senza interruzioni, brusche frenate o cambi di rotta. Le vittorie nei derby di campionato e di Coppa hanno caricato l'ambiente: quando ci sono i cugini di mezzo, a Roma non si ragiona. La Capitale è una piazza calda, empatica e vivace. Ed è forse anche per questo che Inzaghi ha fatto bene. Lui quella maglia l'ha indossata e ora la indossa anche suo figlio, per divertirsi sui campetti di Formello. Famiglia e cuore non hanno paura di rivolgere lo sguardo verso il futuro. Del resto, manca solo una firma.

Trasferta viola – Tra poche ore c'è la Fiorentina, tra quattro giorni la Juventus, finalista di Champions. La Lazio non può concedersi distrazioni, pur essendo già certa di un piazzamento europeo. “Chi più e chi meno, sono stati tutti protagonisti di un'ottima stagione” - ha dichiarato Simone Inzaghi prima di partire per Firenze. Una gratificazione per tutti i suoi uomini, senza distinzioni. Non vuole sentir parlare di turnover, una scelta che inconsciamente associa la seconda fascia ad alcuni di loro. Certo è, che i suoi gioielli dovranno riposare. Immobile, Biglia, Milinkovic, De Vrij, Felipe Anderson, Basta, Wallace e Lulic sono l'ossatura di questa squadra. Che si voglia o no, sono quelli che l'hanno portata in alto. Gli stessi che meritano di aprire le porte dell'Olimpico alla Vecchia Signora. Gli altri però, non saranno da meno. Parola di Simone Inzaghi. “Vogliamo battere tutti i record”. Un'affermazione che Sousa, in corsa per l'ultimissimo treno per l'Europa, deve ricordare.

Da Pioli a oggi – Settanta punti a tre giornate dal termine, un quarto posto stabile, una finale di Coppa da giocare. Una Lazio così non si vedeva dalla gestione di Pioli (2014-2015). Con lui, i biancocelesti hanno raccolto sessantanove punti a fine stagione e un terzo posto conquistato all'ultima giornata. Sia Pioli che Inzaghi hanno stupito ma con armi diverse. Pioli con il gioco sulle fasce e la rapidità. Inzaghi con i gol e la continuità. In quella stagione il miglior marcatore fu Klose, ci fu l'esplosione di Felipe Anderson. E anche quella di Parolo. Adesso, il bomber è Ciro Immobile con 22 reti stagionali. Però, la Lazio di Inzaghi ha meravigliato con delle vere e proprie goleade. Pescara, Palermo e Sampdoria ne sanno qualcosa. Un valore in più rispetto all'annata di Pioli, considerando anche il diverso feeling tra i due allenatori e i cugini. Lui nelle stracittadine non ha mai vinto, Inzaghi invece pensa alla Roma e sorride. Eccome, se sorride.

 

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