La Lazio non voleva fermarsi, maledetta sosta biancoceleste

Lazio: le Nazionali chiamano e Formello risponde - Inzaghi dolceamaro, 17 anni dopo l’impresa di Stamford Bridge

di Angelica Cardoni

Sassuolo, Roma e Napoli. Tre nomi che nei pensieri di Simone Inzaghi girano in loop. La Lazio, dopo la sosta, non può concedersi passi falsi. La stagione lo richiede, la società lo desidera, i tifosi lo pretendono. Il calendario ha in programma per le aquile tre appuntamenti tutt’altro che semplici, non solo per i meriti degli avversari, ma anche per i limiti tracciati sui campi verdi di Formello. Quando la Nazionale ci mette lo zampino, infatti, non è detto che tutto fili liscio come l’olio. A maggior ragione se i giocatori in giro per il mondo sono 11. Tra tutti, il capitano Lucas Biglia, reduce dall’infortunio al ginocchio rimediato contro il Torino e volato in Argentina per il doppio impegno con Cile e Bolivia. Poi De Vrij e Hoedt, in Olanda. Gli azzurri Parolo e Immobile che daranno filo da torcere all’albanese Strakosha in un derby a tinte biancocelesti. Senza dimenticare Milinkovic, Keita, Lulic, Bastos e il baby finlandese Abukar. Una lista lunga che da una parte inorgoglisce e dall’altra spaventa.

Nazionali, scatta l’allarme - “La sosta nel momento sbagliato? Io non mi sarei voluto fermare perché nelle ultime nove partite ne abbiamo vinte sette e pareggiate due. Però i calendari si fanno prima, lo sapevamo, ci prepareremo al meglio per il Sassuolo in campionato e per il derby di Coppa Italia”. Lo ha dichiarato Simone Inzaghi subito dopo il match contro il Cagliari. E’ un rischio interrompere il buon momento della Lazio, anche perché la sosta è un tabù che non ha sempre sorriso alla Roma biancoceleste. Anzi. Spesso, la Lazio ha dovuto fare i conti con sfide difficili, sia per la stanchezza dei giocatori impegnati in Nazionale, sia per la difficoltà di riprendere la routine dopo il break.

L’anniversario - Il futuro della Lazio, in parte, è nelle mani di Simone Inzaghi che 17 anni fa scriveva un pezzo importante della storia del club. Era il 22 marzo 2000, una data indelebile per le aquile di Lotito. All’epoca, la Lazio si impose sul Chelsea ed espugnò Stamford Bridge per l’ultima giornata del secondo girone di Champions League. Un ricordo che, almeno per qualche istante, riporta il sereno nei pensieri del tecnico biancoceleste, autore del gol del pareggio contro gli inglesi. La squadra di Eriksson, poi, liquidò la pratica con una perla di Mihajlovic e si regalò i quarti. Altra rosa, altri tempi, altri obiettivi. Con La Lazio che vinse Campionato e Coppa Italia, battendo la Roma pochi giorni dopo il rientro da Londra. E il derby del 4 aprile è dietro l’angolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.