L'allucinante odissea del nuovo stadio della Roma

Le barzellette stanno a zero: non è "sto" stadio, ma Lo Stadio - Il Comune deve decidere da protagonista e non nascondersi dietro il dito della Soprintendenza

di Mattia Marinelli

Da un lato c'è un imprenditore che investe e che copre le spese, anche degli oneri di urbanizzazione naturalmente. Dall'altro una zona depressa e degradata come quella di Tor di Valle. Nel mezzo, una solenne stagnazione, un indecisionismo, una tendenza al palleggio che sta stancando non solo i tifosi della Roma appassionati di calcio ma anche e soprattutto gli esperti di economia, investimenti ed, ebbene sì, urbanistica. E' bene spiegare come stanno le cose: dopo aver detto no alle Olimpiadi e aver perso la clamorosa, importantissima, occasione della Ryder Cup, il Comune di Roma non può perdere il treno Pallotta. Ci crede e investe, per la città ci sarebbero solo vantaggi. Un grande stadio moderno in più, una fetta del territorio recuperata al consesso civile e ritorni economici importanti. Sapendo quanto ci tiene il presidente Pallotta e quanto consideri cruciale l'operazione stadio per la sua presidenza, Totti e Spalletti hanno rotto gli indugi e hanno tirato la giacca alla municipalità.

Fino ad oggi la giunta capitolina ha tergiversato. La prima obiezione è stata che si trattava di una speculazione. Opinione "lunare": è normale che un imprenditore investa tanto e cerchi di rendere redditizio l'intervento nel corso degli anni. Poi, dopo varie camarille politiche, quando tutto sembrava sulla buona strada, è interventura la Soprintendenza che ritiene la tribunetta dell'ippodromo costruita negli anni '50 un bene di carattere artistico e storico. Nota bene: la tribunetta è in disuso e, se nessuno interviene a ristrutturarla in un ippdromo ormai abbandonato, è destinata all'autodistruzione per consunzione. Ma, titubanza dopo titubanza, arriviamo al dunque: dopo le autorizzazioni già concesse fino ad oggi dal Comune di Roma, l'eventuale naufragio dell'operazione nuovo Stadio comportebebbe una penale a carico del Comune di Roma che graverebbe economicamente sulla collettività.

E per i tifosi giallorossi che sono anche cittadini di Roma ci sarebbero non solo il danno economico, ma anche la beffa dello stadio eventualmente scomparso all'orizzonte. Un Comune così ansioso su una vicenda così grande e così importante non può essere lasciato solo. La Regione Lazio e lo stesso Palazzo Chigi non possono concedere e concedersi altre lungaggini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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