Bandiere in lacrime, anche alla Lazio, anche Biglia

Lazio-Biglia: è arrivato il momento dei saluti - I giocatori bandiera, una specie a rischio?

di Angelica Cardoni

“Noi non abbiamo bisogno di vendere. La verità è che i giocatori non sempre sono delle bandiere e preferiscono altre soluzioni. Quello che ricaveremo dalle cessioni, lo utilizzeremo per prendere calciatori più forti”. Claudio Lotito si è espresso chiaramente sul caso Lucas Biglia. Lo ha fatto anche con un pizzico di gelosia, immaginando il suo capitano con la valigia pronta e con un biglietto per Milano in tasca. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile? Una considerazione nascosta tra le righe che, magari, ha sfiorato i pensieri di Lotito. Certo è, che il presidente della Lazio ha rassicurato Simone Inzaghi e i tifosi, manifestando la volontà di costruire una rosa all’altezza delle aspettative. Probabilmente, con un altro capitano. Con un altro leader da scegliere. Con un altro nome da implorare. Anche Inzaghi, fresco di rinnovo, ha cercato di trattenere l’argentino: “Ora è in Nazionale, ma dopo dovrà decidere e rispettare i tempi tecnici del mercato. Lui è il nostro capitano, sarebbe un piacere averlo con noi ancora con la fascia al braccio”. Un ultimatum vero e proprio. Forse l’ultimo. Nonostante Lucas Biglia sia ormai a un passo dal Milan.

Dire che Lucas Biglia è una bandiera forse è un po’azzardato. Soprattutto nei confronti di coloro che, in passato, hanno scritto la storia della Lazio. Dire che Lucas Biglia sarebbe potuto diventare una bandiera è un pensiero più realistico. Però è comunque il capitano della Lazio dalla stagione 2015-2016, quando Stefano Pioli gli assegnò quella fascia che prima indossava Stefano Mauri. Una fascia che viene affidata con cura. E non a uno qualunque. Un capitano che se ne va, lascia sempre un bel vuoto da riempire. A maggior ragione se in bilico ci sono altri big. Come Keita, Marchetti e De Vrij. Inzaghi sarà costretto a lottare su più fronti con una squadra da reinventare. Sì, perché quel quinto posto in campionato e quella finale di Coppa Italia contro la Juventus, persa ma giocata, non sono stati sufficienti per firmare un patto di sangue. Tra i big di oggi e tra tutti quei tifosi che sono tornati a riempire l’Olimpico.

Biglia aveva le lacrime agli occhi quando ha salutato Inzaghi prima di partire con l’Argentina. Segno che un attaccamento a quella maglia c’è stato e continua a esserci. Magari non così forte come lo è stato per altri. L’addio di Francesco Totti fa riflettere. Come fanno riflettere quelli di John Terry al Chelsea e di Philipp Lahm al Bayern Monaco. Ventidue anni e più per entrambi con la stessa squadra. Un po’ come è successo per Franco Baresi e Paolo Maldini al Milan. E poi ancora, per Del Piero alla Juventus e tanti altri. Leggende del passato. Oggi, infatti, le bandiere che resistono al richiamo della gloria e dei soldi sono sempre meno.

 

 

 

 

 

 

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