Panchina d'Oro, la tuta di Sarri prevale sul gessato di Allegri

Maestro o gestore? Confronto Sarri-Allegri

di Emanuele Landi

Maurizio Sarri si è aggiudicato la panchina d’oro per la stagione 2015-16. L’allenatore del Napoli ha ricevuto 25 voti su 61, superando Massimiliano Allegri che ha avuto 22 voti e Di Francesco con 7 voti. L’importanza di questo riconoscimento l’ha sottolineata lo stesso Sarri appena dopo la premiazione: "Spesso considero la ritira di un premio come tempo tolto al mio lavoro ma questo mi dà gusto e mi emoziona, perché la giuria è formata dagli allenatorie questo riconoscimento, per me che fino a pochi anni fa facevo la Serie C, è davvero emozionante”.Sul “duello” vinto con Allegri ha poi dichiarato: "Non è Napoli-Juve 1-0, la Juve è più forte: più che i premi contano punti e risultati, ma per una volta battere Massimiliano è bello. Il Premio è stato inaspettato, perché di solito viene premiato l’allenatore che vince lo Scudetto".Allegri ha risposto nel pomeriggio su Twitter: “Sinceri complimenti all'amico Maurizio per la panchina d'oro, risultato che premia il lavoro quotidiano sul campo!”.La premiazione è arrivata nella settimana che precede il doppio confronto Napoli-Juve, con entrambe le sfide che si giocheranno al San Paolo, dopo che sia in campionato che nella semifinale d’andata di Coppa Italia a trionfare è stata la Juve di Higuain e di Allegri. Ieri Sarri si è preso una piccola rivincita sul collega, spesso accusato, già dai tempi del Milan, di essere più un bravo gestore di campioni che insegnante di calcio, dote che invece viene attribuita all’ex mister dell’Empoli.

Meglio gestore in una grande squadra piena di campioni o maestri di calcio? Chiaramente i tifosi restano maggiormente impressionati da un allenatore in grado di insegnare calcio, specie se dimostra di essere anche un allenatore vincente, ma Sarri, finora, grande maestro di principi di gioco ha fatto una grande risalita dalla Serie C fino alla Champions League senza, però, aver vinto ancora nulla.Allegri, invece, ha fatto il percorso opposto: è stato etichettato come un buon allenatore, vincente, in grado di mantenere gli equilibri all’interno dello spogliatoio, bravo a gestire i giovani ma non di dare una sua impronta alle squadre che ha allenato. Cosa vera a metà, perché sia nel Cagliari, che nel Milan tricolore sono state evidenti le sue mosse tattiche, come l’invenzione di Boateng trequartista, anche se nei suoi primi due anni di Juve ha vinto senza esprimere un bel calcio. La cosa si stava ripetendo anche quest’anno, fino alla svolta del cambio di modulo nel 4-2-3-1, detto a 5 stelle.

La persona più adatta a rispondere al quesito è Arrigo Sacchi che è stato in passato il più grande insegnante di calcio, che gestore nel Milan degli Invincibili. Sacchi ha spesso criticato l’operato di Allegri e della Juve, per sua mentalità esclusivamente “italiana” basata più sul conseguimento del risultato che dell’espressione di un bel calcio. Ma dopo il passaggio al 4-2-3-1 anche il tecnico di Fusignano sembra aver cambiato idea sull’allenatore livornese: “Allegri – scrive Sacchi - ha compiuto un ottimo lavoro, ma la vera svolta forse è quella arrivata contro Lazio e Milan. Il calcio internazionale insegna che vince maggiormente chi pratica un calcio più positivo e coraggioso come Real Madrid, Barcellona e Bayern. Allegri ha compreso che non doveva accontentarsi e da allenatore capace e intelligente non solo ha cambiato sistema di gioco, ma ha mixato in modo mirabile tutto lo straordinario potenziale in proprio possesso. I bianconeri hanno tutto per vincere anche in Europa”.Su Sarri, da Berlusconi designato come suo “erede”, il pensiero di Sacchi è sempre stato coerente: “Il Napoli è stato fino a oggi la squadra più bella. Maurizio ha dato una strategia di stampo internazionale interpretata da giovani calciatori di buon talento, ma con limitata esperienza e forza. Nessuno di loro era un top-player, ma il gioco li aiuterà. Pertanto il gioco è il vero leader». un’identità forte e riconoscibile. Possesso, sincronismi, velocità. Principi, concetti fissi in campo. È questo il punto. Le idee di gioco sono così chiare da permettere alla squadra di segnare più gol di tutte, nonostante la vendita di Higuain e l’infortunio di Milik. Un capolavoro”.