Adesso anche il Real Madrid inizia a preoccuparsi un po'

Hamšík e Mertens al cubo: il Napoli alza la cresta - Dalle sette meraviglie al secondo posto

di Angelica Cardoni

Un'orchestra affiatata e coordinata da un direttore che ha saputo dettarle il giusto ritmo. La sua è una sinfonia oggettivamente affascinante, ma soggettivamente devastante. Specialmente per le orecchie di Allegri, di Spalletti e di qualcuno che vive a Madrid. E non solo, perché questo Napoli fa sul serio ed è il più armonioso di tutti i tempi. I sette gol rifilati al Bologna di Donadoni confermano che gli azzurri possono convincere e stravincere. Anche con un risultato tennistico, anche in contropiede, anche lontano dal San Paolo. Il secondo posto ora è gelosamente custodito nelle loro mani. Almeno fino a martedì, quando si giocherà Roma-Fiorentina.

Hamšík-mania – Ha le braccia coperte di tatuaggi e una cresta che lo ha reso un'icona. Ma non è certo per lo stile e per quel look stravagante che lo slovacco ha fatto centro nel cuore dei partenopei. Leader e capitano di questo gruppo, Marek ha raggiunto il centoundicesimo gol con la maglia del Napoli proprio a Bologna. Una cifra considerevole per un centrocampista. “Non sarò mai più grande di Diego, ma voglio superarlo” - ha dichiarato dopo il risultato del Dall'Ara. Si potrebbe pensare che il paragone con Maradona, che tra l'altro partiva da più vicino alla porta, forse sia azzardato. Ma Hamšík è a soltanto quattro gol dall'argentino e, come lui, sta scrivendo pagine importanti di questo club. Che avrebbe regalato grandi numeri poi, lo aveva già lasciato intuire nel 2009-2010, quando si è qualificato capocannoniere per tre volte di fila dopo Maradona, che lo era stato per quattro anni, dal 1984 al 1988. Un titolo che ora appartiene a Dries Mertens, il capocannoniere della Serie A, l'altro gioiellino di Sarri. Il belga infatti, con quel tris, ha firmato il suo sedicesimo gol. Uno in più del Pipita.

Il dopo Higuain – “Tutti dovranno segnare di più”. Lo aveva preteso e dichiarato Sarri dopo la partenza di Higuain. Parole prese alla lettera. La cessione dell'argentino non è stato uno zuccherino per i tifosi del Napoli. Higuain li ha fatti sorridere, gioire e sognare. E non lo è stato nemmeno per Sarri che, ai microfoni di Sky, ha svelato: “Mi potevo aspettare la Premier, ma non la Juventus. Non volevo neanche sentirlo, come un figlio che ti fa arrabbiare, ma resta un figlio”. A distanza di sei mesi però, le prodezze di Gonzalo sembrano solo un vecchio ricordo. Il Napoli ha saputo rimpiazzarlo, si è attrezzato sin da subito per farlo e ha la certezza che vince anche senza di lui. Inutile negare che qualche incidente di percorso c'è stato. Come l'infortunio di Milik, ad esempio. Ma gli azzurri non avevano mai segnato così tanto dopo 23 partite. Esattamente 55 reti. Un ritmo da Barcellona. Un ritmo che potrebbe dar fastidio anche al Real Madrid, il prossimo 15 febbraio.