Tifoseria Milan e social, le guerre per bande che non si placano

Il tifoso rossonero si guarda dentro e rimpiange l'unità del tifo

di Max Bambara

Dio mio ragazzi, ma siam davvero così brutti? La domanda, perdonatemi, nasce spontanea dopo i fatti degli ultimi tempi. Continuo a chiedermi per quale motivo il Milan si sia trasformato da qualche anno in una sorta di partito politico, animato da correnti, fazioni, divisioni e ricambiato disprezzo fra anime diverse. Eppure il calcio, nella sua visione profondamente sentimentale ed affettiva, è qualcosa che differisce tanto dalla politica. L'appartenenza ad una squadra si concreta nel tifo. Questa passione meravigliosa, che solitamente ci avvolge dall'età più bella, dura tutta la vita. A volte va anche oltre. La politica divide perché è l'arte del compromesso e quasi mai conosce le pulsioni emotive; il calcio no, il calcio è principalmente sentimento. Deve unire ed è inconcepibile pensare di detestarsi fra praticanti dello stesso culto.

Non è mia intenzione essere blasfemo paragonando il Milan ad un culto, ma per chi come noi, come tanti di noi, è cresciuto con il sottofondo rossonero accanto, il Milan ha una sacralità che non possiamo discutere. E' il totem della nostra vita, non possiamo non essergli fedeli perché il Milan, in fondo, è una parte di noi. Quella più bella, alla quale vogliamo un bene primitivo. E' la parte di noi che rimarrà sempre bambina e guai al mondo se qualcuno osa toccarla. Le emozioni che il calcio ed il Milan ci danno sono qualcosa che non cambieremmo con nulla al mondo. Nemmeno nei momenti più cupi. Ed allora queste divisioni che senso hanno? La pensiamo diversamente su mille punti, ma ci unisce un'appartenenza troppo preziosa per essere svilita con baruffe da quartiere o con una gara insensata a chi mostra di più i muscoli.

Noi siamo la cornice di un quadro meraviglioso che si chiama Milan ed abbiamo il dovere di provare a rimanere tutti dello stesso colore per non far perdere al quadro la sua imponenza. Si può farlo, nel massimo rispetto di ogni identità ed ogni sensibilità su argomenti e temi di carattere rossonero. Non c'è una ricetta, lungi da me insegnare agli altri come si tifa. Ma sono certo che quella sensazione di amarezza che provo la mattina al risveglio dopo una sconfitta del nostro Milan, è la stessa che provano in tanti fra voi. Sono sempre stato, nella vita, metereopatico e soprattuttomilanpatico. Il calcio per me è il Milan. E lo è per tanti di voi. Lo è per noi. La ricchezza della diversità viene sublimata in un patrimonio ideale comune che non possiamo ignorare. Non possiamo farlo perché in quel patrimonio ci siamo noi. C’è la parte migliore di noi.

L'attesa della partita, la settimana trascorsa a parlare di come giochiamo, della difesa a 3, delle due punte e del giocatore che non sopportiamo (ne abbiamo tutti almeno uno), dei cambi dell’allenatore e di chi prenderemmo al prossimo mercato. E poi l'adrenalina dei momenti prima della gara, la gioia di un gol che non riusciamo a tenere, l'incazzatura (si ho scritto bene…) quando giochiamo male, i primi messaggi dopo il fischio dell'arbitro che non possono mai mancare. E’ la storia, la nostra storia. Due milanisti che si conoscono al bar potrebbero scrivere un trattato su cosa siamo, sul cosa eravamo negli anni della B e su cosa siamo stati a Barcellona, ad Atene, a Manchester, sulle sensazioni orribili in quei tragici giorni di Calciopoli. Noi siamo tutto questo ed oggi invece abbiamo dimenticato cos'è la tolleranza delle altrui opinioni e preferiamo farci la guerra sui giocatori vecchi, quelli nuovi, su Fassone, su Galliani, su Montella, su Gattuso? Io non ci voglio credere che siamo diventati così brutti e che tutto questo patrimonio di emozioni e di storia che ci unisce profondamente, preferiamo buttarlo nel fango per qualche like o per qualche retweet che dà sazio al nostro ego.

Non esiste account social che potrà darci le stesse gioie di un gol del Milan e non c'è ragione in una guerra fra innamorati degli stessi colori. Si fa torto al Milan, si fa torto a ciò che siamo. Discutiamo, dividiamoci, arrabbiamoci, però, per favore, rimaniamo uniti. Essere milanisti è una fortuna troppo grande per ridurla ad una banale lite fra comari. Non lo merita il Milan e non lo meritiamo noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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