Su Bonucci cambiano i giudizi ma non il significato, è il simbolo di un cambiamento

Dinamiche mediatiche e di tifo, tutti gli indicatori del cambiamento rappresentato da Bonucci al Milan

di Max Bambara

Da nuovo Franco Baresi a giocatore sopravvalutato. Nel giro di pochi giorni i giudizi di parte juventina su Leonardo Bonucci sono passati da picchi di eccellenza a burroni estremamente scoscesi. Usando un parallelo borsistico potrebbe dirsi bonariamente che Bonucci è diventato il nuovo indice Nasdaq del calcio italiano. Usando invece un riferimento letterario, più precisamente manzoniano, potremmo dire che l'ex centrale bianconero è passato in un attimo dall'altare alla polvere. Non era Napoleone per i tifosi bianconeri, ma si trattava comunque di un simbolo sacrale. Certamente, sono umane le reazioni del tifo perché la pancia è prevalente sul cervello ed è giusto che sia così. Un filino meno umani, forse velatamente singolari, risultano i titoloni della carta stampata e il modo in cui è stato presentato Bonucci come nuovo giocatore del Milan.

Il clima mediatico generale non poteva infatti negare la grandezza del giocatore; si è così limitato a celebrare l'acquisto condendolo con una serie di "ma", di "forse", di espressioni dubitative a corollario finale, avanzando dubbi sulla Juve che “se dà via un giocatore c’è un motivo”, precisando che “senza Barzagli e Chiellini per lui non sarà la stessa cosa” ed insistendo sul mercato milanista fatto con le figurine. Nessuno che abbia scritto invece una verità lapalissiana, ossia che Bonucci al Milan non è un acquisto; è semmai il manifesto del cambiamento del clima generale del calcio italiano. Un'estate fa si era giunti al crollo assoluto della competitività nella Serie A italiana. La prima in classifica andava dalla seconda e dalla terza e portava via loro i migliori giocatori. In questa sessione di mercato invece la sesta classificata è andata dalla prima ed ha comprato uno dei primi 3 giocatori del suo organico. Si chiama rivoluzione copernicana ma fa più comodo condirla coi "ma" e con i "forse". Il Milan che si riprende il palcoscenico d'altronde non può fare simpatia.

Per tanti motivi e per tante ragioni che stanno fuori dalle dinamiche di campo. Ma soprattutto perché, in fondo, dover riconoscere valore ad una proprietà cinese fino a qualche mese fa sbertucciata pubblicamente, è esercizio complicato per troppi soloni televisivi più occupati ad osservare sé stessi che la realtà dei fatti. Nell'attesa, il tifoso rossonero si gode un colpo che, per ragioni diverse, ha rievocato l'acquisto di Donadoni nel 1986 e l'arrivo di Nesta nel 2002. Due pietre miliari che, a loro modo, hanno cambiato la storia del calcio e quella del Milan.