Non c'è bisogno di Simeone, c'è Stefano Pioli

Anche se si chiama Stefano e non Stephan, anche se il suo cognome è poco esotico, può essere a lungo l'allenatore di una grande squadra

di Bettino Calcaterra

Sta scardinando il famoso phisyque du role. Da allenatore a tempo determinato a condottiero di lungo corso. Adesso Pioli, poi vedremo, era il mantra. Sai com'è, si chiama Pioli, è italiano, cognome e profili non roboanti. Per una grande Inter ci vuole qualcosa di più, qualcosa di diverso. Non contenti del naufragio De Boer, i cultori della grande scelta internazionale hanno continuato a perorare cause diverse. Ma Pioli si sta imponendo, sta venendo fuori, il suo cognome inizia a pesare molto e a grondare punti. Senza fronzoli e orpelli, ha reso la squadra sostanziosa, solida, quadrata. Con i suoi 22 punti in 9 partite ha riportato l’Inter a ridosso delle prime. Quando, l’8 novembre 2016 Stefano Pioli venne nominato allenatore dell’Inter in molti storsero il naso. Due mesi e mezzo dopo in molti hanno cambiato idea e benedicono quella presa di posizione del duo Ausilio/Zanetti verso il tecnico italiano rispetto alla candidatura di Marcelino Garcia Toral, noto semplicemente come Marcelino, che aveva insidiato il tecnico parmense al termine del famoso “casting Inter”. Il ruolino di marcia del “mister” in campionato è strepitoso: 22 punti in 9 partite, tutte vittorie ad esclusione del pareggio in extremis nel derby e la sconfitta in quel di Napoli. Stefano Pioli è sempre stato un ottimo allenatore che ha fatto giocare le proprie squadre in modo semplice badando di più al sodo che ai consensi personali. Ma cos’ha fatto di talmente importante da cambiare la stagione nerazzurra? In primis ha fatto giocare i difensori in difesa, i centrocampisti a centrocampo e gli attaccanti in attacco poi ha tranquillizzato l’ambiente, ha ridato fiducia ad alcuni giocatori ed ha fatto capire ad altri quanto fossero importanti per il proprio credo calcistico. Eppure la strada, il giorno in cui si insediò ad Appiano Gentile, non era delle più facili. Squadra costruita e voluta da altri, pessima condizione fisica, autostima e fiducia pari a zero, risultati altalenanti. Due mesi e mezzo e la barca ha raddrizzato la rotta, adesso tutti corrono, si sacrificano, riescono a ribaltare gare che ai più sembrerebbero compromesse.

La partita della svolta è stata quella di Napoli di venerdì 2 dicembre. 3-0. Sconfitta pesante. Senza se e senza ma. Li ha capito e ha fatto capire ai propri giocatori gli errori che avevano caratterizzato le giornate precedenti. Ha dato equilibrio, ha recuperato alcuni giocatori che avevano perso fiducia (Murillo, Brozovic e Kondogbia su tutti). Pioli ha rimesso in piedi una squadra non più Icardi dipendente. Adesso tutti vanno al tiro, tutti segnano, tutti cercano di far male all’avversario stando attenti anche a non subire. E allora ecco i goal di Brozovic, Candreva, Banega, Perisic, Eder, Murillo, Palacio e Joao Mario, mezza squadra che ha contribuito con Icardi a far vincere le ultime 8 partite consecutive (UEFA Europa League e TIM Cup comprese). Pioli sta facendo bene. Oggi nessuno più pronuncia il nome di Simeone. Tutti hanno paura di lasciare il certo per l’incerto. Qualcuno sta pensando che è stato anche fortunato? Vero. Napoleone sceglieva i propri Generali anche in base alla loro fortuna. La fortuna è importante. Tutti i maestri di tattica più vincenti hanno sempre avuto la fortuna dalla loro. I tifosi nerazzurri queste cose le sanno, le conoscono. Sanno che gli sfortunati non saranno mai baciati dalla buona sorte (vedi Cuper nel finale di stagione 2002) e i fortunati non saranno mai abbandonati dalla Dea Bendata (Mourinhonel finale di stagione 2010 quando la Roma perse in casa contro la Sampdoria). Dicevamo i tifosi nerazzurri. I tifosi nerazzurri conoscono le regole del calcio e ho l’impressione che si tengano stretto il loro allenatore. Stefano Pioli. Il normalizzatore.