Non è Kakà e nemmeno Massaro, ma Borini resta importante

La Lazio può attendere decise Borini: ecco il nuovo Angelo Colombo del Milan

di Enrico Vitolo

C’era una volta un attaccante, che alla sua prima vera stagione da professionista segnava 9 gol in serie A con indosso la maglia della Roma. Sembrava l’inizio di una vera favola, tutta da vivere. Tutta da raccontare. Ma appunto, sembrava. Perché da quel momento, nonostante qualche opportunità speciale come quella vissuta con il Liverpool, c’è stato spazio soprattutto per tante pagine lasciate in bianco. Tutta colpa di quei gol che non sono più arrivati con la costanza che gli veniva chiesto, che aveva mostrato da giovanissimo nella Capitale. Non sempre è bastato l’impegno, che è stato comunque massimo come da abitudine, perché se vuoi indossare le scarpette del vero attaccante potrai anche non rientrare prima della mezzanotte come Cenerentola ma devi obbligatoriamente segnare. Il più possibile. Con una puntualità chirurgica. Ed invece niente. Appena 2 centri in 25 gare disputate con il Liverpool, 14 in 82 invece quelli realizzati con il Sunderland. Troppo poco. Specie ipotizzando il suo approdo in una squadra come il Milan. Ma questo non è mai stato un problema. Anzi.

Nel corso dell’estate ecco la chiamata ufficiale poche ore prima della firma con la Lazio e fiducia incondizionata. Quella che gli ha dato prima il diesse Mirabelli acquistandolo, poi Vincenzo Montella gettandolo in campo. Dopo un continuo provare nella prima parte di stagione, il tecnico rossonero infatti non solo gli ha trovato le scarpette giuste ma anche il vestito: quello da esterno di centrocampo. Che si giochi a quattro oppure a cinque cambia poco. È un ruolo che sembra calzargli davvero a pennello, come mai gli era capitato nel corso della sua carriera. 2 assist in campionato e 3 in Europa League, numeri che descrivono solo in piccolissima parte la clamorosa metamorfosi di Borini (per chilometri percorsi è uno dei migliori). Ovviamente non sarà il Kakà di turno, per restare sui temi dei giorni nostri, ma le copertine rossonere sono comunque tutte sue. Ed allora, seppur per il momento, si può anche dire “…e vissero tutti felici e contenti”.

 

 

 

 

 

 

 

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