Milan, ogni cosa a suo tempo fra equilibri e pazienza

Il campo mostra al Milan tutti gli equilibri da gestire: il tempo è indispensabile

di Max Bambara

Dubbi, equivoci, speranze, pazienza. Il day after di Milan Roma si concentra prepotentemente su questi termini che, uniti, possono dare l'esatta dimensione del Milan di oggi. I dubbi in primis che sono quasi sempre forieri di virtù e di pensieri positivi, che accompagnano il sentiero dell'uomo e ne stimolano l'agire. Non si può infatti non proporre una riflessione di ordine generale che, dopo 7 partite di campionato, può avere un senso. Questo Milan non è stato costruito in maniera organica. Va detto senza per questo abbandonarsi ad un allarmismo eccessivo. Però va detto. Ha buoni giocatori e grande prospettiva, ma la sensazione che se ne ricava dal campo è quella di una squadra con dei limiti strutturali. Non ha, come ammesso da Montella, gli esterni offensivi per giocare il 4-3-3 e non ha le ali pure per fare il 4-4-2 a meno che Suso e Bonaventura non accettino un ruolo estremamente più sacrificante in fase di non possesso. L'attuale 3-5-2 garantisce più equilibrio alla squadra e permette di sopperire a due dei tre equivoci di questa campagna acquisti. Il primo è Kessiè. Il giocatore è troppo forte per fare il mediano, ma non è ancora abbastanza determinante per essere una mezzala box to box. Perde lucidità e continuità nell'arco della partita, il che è normale vista l'età, ma ha una propensione offensiva molto più marcata rispetto a quanto si poteva immaginare nella scorsa stagione. La difesa a 3 è una esigenza che nasce principalmente dalla mancanza di un mediano puro in mezzo capace di garantire incontro ed equilibri.

C'è poi il secondo equivoco chiamato Calhanoglu. Il giocatore è di valore ma, per usare una espressione non proprio moderna, più che un vero e proprio numero 10 è un trequartista atipico. Da mezzala fatica perchè pensare difensivamente gli toglie un tempo di gioco. La sua istintività è una forza. Se viene inquadrata in un contesto perde incisività. Ha colpi importanti nel repertorio, ma per rendere ha bisogno di affetto perchè è un giocatore nevrile e di un sistema di gioco particolare in cui possa giocare liberamente dietro le punte. Nel 3-5-2, in fase di possesso diventa un trequartista e questo nel lungo periodo può dargli garanzie e certezze. La gara con l'Austria Vienna ne è stata una buona dimostrazione. C'è, o meglio, ci sarebbe un terzo equivoco legato alla composizione dell'attacco. Manca infatti almeno una seconda punta in grado di legare i reparti. E' evidente ad occhio nudo. La coppia Andrè Silva-Kalinic ha enorme prospettiva, ma in partite importanti rischia di rimanere staccata dal resto della squadra. Il Milan però adesso ha una squadra futuribile e, lavorando su questi equivoci, può migliorarsi e migliorare. La bacchetta magica non ce l'ha nessuno e pensare di creare una squadra vera in una sola sessione di mercato era una pretesa quasi luciferina. Tanto quanto bollare come inadeguata questa squadra e questi giocatori. Serve tempo perchè l'amalgama del campo e degli umori non te lo porta il mercato, semmai la pazienza dell'attesa.