Milan, l'uomo dei libri in tribunale sdottora sui Cinesi

La mancanza di decenza iscrive Farina al registro dei dichiaranti sul futuro del Milan

di Max Bambara

Non si può negare che la vicenda del closing stia assumendo sempre più dei tratti parossistici se non pirandelliani. Noi milanisti non ce lo neghiamo, ben consapevoli che, presto o tardi, questa situazione di stasi dovrà per forza trovare una soluzione. Solo allora probabilmente, l’orizzonte dinanzi a noi potrà essere più chiaro e potremo iniziare a fare dei ragionamenti di senso compiuto. Fino ad allora vale tutto, o forse no. Esiste infatti un limite alla pubblica decenza dei commenti. Quel limite ha un nome ed un cognome: Giussy Farina, ex presidente del Milan nella prima metà degli anni 80. Come possa Farina esprimere ancora autorevoli pareri sul Milan, è uno di quei misteri che fa concorrenza ai segreti di Fatima. Farina, durante la sua presidenza, aveva portato il Milan sull’orlo del fallimento, aveva lasciato debiti a destra e a manca e ad un certo punto aveva pensato bene di sparire dalla scena per scappare in Sudafrica. Quando dice, nella sua ultima intervista, che i cinesi non sono affidabili, scatena in molti (fra cui il sottoscritto), una reazione contraria di improvviso amore per gli occhi a mandorla. Quali sono le eminenti basi analitiche che lo hanno portato a conclusioni così certe? Forse le stesse che lo avevano portato a consegnare i libri contabili in Tribunale qualche anno fa? Ironizzando poi, il buon Giussyha invitato Berlusconi a contattarlo qualora saltasse con i cinesi. Una caparra di 5 euro può sempre garantirgliela e poi i soci li trova lui. Così dice almeno. Forse, invece di fare il buontempone, potrebbe davvero iniziare a restituire qualche soldino a Berlusconi. Magari i debiti IRPEF che aveva lasciato scappando in Sudafrica, magari il passivo di bilancio ripianato poi da Berlusconi, o magari gli stipendi arretrati che i giocatori del suo Milan non percepivano da mesi e che sono stati saldati sempre da Pantalone Silvio. Forse però,sarebbe sufficiente che il signor Farina si limitasse a restituire i due anni di debiti col macellaio che Silvio Berlusconi trovò come omaggio floreale al suo insediamento nel Milan. Potremmo ribattezzarla volgarmente come “caparra della decenza” perché, in fondo, la massima di Badoar si adatta perfettamente a Giussy Farina: un bel tacer non fu mai scritto.