Liberazione Gabigol, il peggio ormai è passato

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di Bettino Calcaterra

E' un accostamento statistico e non un paragone tecnico. Ma la suggestione è molto forte. 7.098 giorni dopo: un altro brasiliano segna il suo primo goal in Italia allo stadio Renato Dall’Ara di Bologna. Il giocatore che segnò il suo primo goal il 14 settembre 1997 si chiamava Ronaldo Luís Nazário de Lima, conosciuto semplicemente come Ronaldo; ieri, 19 febbraio 2017, è stata la volta di Gabriel Barbosa Almeida, noto semplicemente come Gabriel o Gabigol. Il primo goal di Ronaldo i tifosi interisti se lo ricordano tutti, 7’ minuto del secondo tempo, controllo al limite dell’area, dribbling secco su Massimo Paganin e palla in rete 1-3 (finirà 2-4 con reti di Galante, Ganz, Ronaldo appunto, Djorkaeff e doppietta di Baggio per i felsinei). Ieri, a poco meno dieci minuti dalla fine del tempo regolamentare, Gabriel ha capitalizzato, diciamo la verità una palla molto facile, il perfetto cross rasoterra di D’Ambrosio liberato sulla fascia dalla giocata di Banega.

Torniamo a Gabriel, o Gabigol, come preferite e a ieri pomeriggio. Per gli amanti della cabala due sono i dati da ricordare. Primo, come detto, Gabriel segna nello stesso stadio (porta opposta) dove il suo idolo e colui al quale viene accostato più nelle speranze che nei dati di fatto, per adesso, realizzò il suo primo goal italiano; secondo, che il Bologna è nel destino del folletto nerazzurro. 25 settembre 2016 esordio ufficiale in maglia nerazzurra, 17 gennaio 2017, coppa Italia, esordio da titolare e 19 febbraio 2017 primo goal. Tutte e tre le date hanno un unico denominatore: il Bologna, la squadra portafortuna di Gabriel Barbosa. Ieri, allora, primo goal. I tifosi nerazzurri vedendo l’esultanza del ragazzo carioca si sono emozionati. Quanta gioia, che liberazione. Quei 30 milioni del prezzo del cartellino pagato dalla società di Corso Vittorio Emanuele II pesano come un macigno su un giovane che, forse, aveva bisogno di minor pressioni.

Gabriel aveva il diritto di potersi inserire con calma, senza tante aspettative. Diciamo che la presentazione made in Pirelli che ricordava per filo e per segno quella di Ronaldo, il costo del cartellino come accennato prima, i 24 goal con la maglia del Santos nel campionato carioca, la medaglia d’oro olimpica vinta in casa nel 2016 (11 presenze e 9 goal) e la precoce convocazione con goal nella nazionale maggiore (2 goal in 4 presenze) non hanno permesso ciò. Poco male. Il peggio è passato. Adesso Gabriel ha capito che il calcio europeo, ma soprattutto quello italiano, è diverso da quello brasiliano; qui si gioca per la squadra e non per se stessi. Adesso ha capito che qui il calcio è un lavoro e non un gioco. Gabriel adesso può iniziare a studiare da “Fenomeno”. Come il “Fenomeno”, come il suo idolo tale Ronaldo Luís Nazário de Lima che segnò anche lui il suo primo goal a Bologna.