La piccola Manchester del Milan nel piccolo stadio di Doha

Il Milan di Supercoppa batte tutti i suoi avversari, veri o presunti, palesi o occulti: tutti

di Mattia Marinelli

Contro la potenza del denaro, contro i giudizi sul mercato, contro i veleni e le fazioni. E già che ci siamo, contro gli avversari sopravvalutati e gli aerei persi da questo e da quello. Dentro la vittoria del Milan, ci sono tanti messaggi sportivi. Il ragazzo costato zero, raccomandato da un procuratore, Pasalic, guarisce dai problemi alla schiena e dopo aver impattato bene la partita, si presenta dal dischetto per il rigore decisivo e lo segna. Il giocatore pagato 94 milioni, Higuain, idolatrato da tutti e da tutto, esce di scena dopo aver protestato per il tiro scagliato di proposito da Evra contro il braccio di De Sciglio attaccatissimo al corpo. Higuain il numero uno del mercato, Pasalic il numero mille. E vince lui, Pasalic naturalmente. Sull'aereo insieme nel viaggio di ritorno da Doha su Milano, ma la coppa è del ragazzo. Non del Pipita. E' il calcio, bellezza. Sdrucciolevole e traditore per sua natura. Adesso il Milan deve innaffiare il meraviglioso fiore di Doha. Deve ricompattare ambiente e tifoseria, come già sta facendo da mesi. E deve rilanciarsi con entusiasmo su altri fronti, ad esempio quello societario e di mercato. E' un bel gruppo, il Milan, che merita di essere aiutato e rinforzato. E' una squadra. Pensata con testa e sensibilità da Vincenzo Montella. Un allenatore che ha riportato normalità e serenità a Milanello, meccanismi e consapevolezze quando la palla è fra i piedi rossoneri. La palla, questa sconosciuta degli ultimi anni. Inseguita, quasi rifiutata e temuta negli ultimi due anni. Oggi sta bene dov'è, quando la gioca il Milan. Lontano dalle polemiche arbitrali e dalle sottovalutazioni dei media e degli avversari, Montella ha avuto un solo pensiero da quando è al Milan: la squadra. Come tutelarla, come proteggerla, come convincerla, come metterla, come sceglierla. Ecco allora Paletta e Locatelli, ecco Suso e Niang, ecco Pasalic e Lapadula. Solo Montella poteva, dopo i due rigori falliti da Niang, mandare un giovane croato come quinto rigorista. Lo ha fatto, con la sua semplicità. Senza pensare alla sufficienza con cui Chiellini e Marotta hanno parlato del Milan fino a poche ore prima, senza badare a Higuain che non prenderebbe nessuno del Milan per fare il titolare nella Juventus. Non sono queste le passioni di Montella, lui vuole sorridere con i suoi ragazzi e metterli in condizione di giocare bene a pallone. Senza ansie e senza secondi fini.