Juventus-Milan, la differenza fra arroganza ed eleganza

La logica di quello stadio, vinco io e parlo solo io

di Max Bambara

Juventus Milan di venerdì sera ha scatenato dibattiti, discussioni e polemiche; è sfuggito però il vero nocciolo del problema, ossia il fatto che da qualche anno in quello stadio lì ci si sente presi per il culo. Si, avete letto bene e non è un refuso o un errore di battitura. Chi va allo Juventus Stadium, da anni, si sente preso per il culo perchè lì ormai vige un regolamento a parte, non scritto ma codificato fra le mura invisibili di quello stadio. Se vai lì con l'idea di giocartela e di non essere remissivo, sai già che sarà una guerra sportiva. Ammonizioni, rossi, animi agitati che a fine gara ti fanno alzare la soglia del tollerabile e ti spingono a dire o a fare cose che, in condizioni normali, non faresti. Com'è possibile che, in quello stadio, un tocco di mano ad un metro possa giustificare il rigore? Com'è possibile che ad ogni fischio contro, i giocatori della Juventus protestino in maniera sconsiderata verso l'arbitro senza mai ricevere un'ammonizione per proteste? Com'è possibile che il fallo sistematico su ripartenza avversaria da parte della Juventus non venga quasi mai sanzionato? Come può un giocatore della Juventus scalciare un avversario con l'arbitro che va ad ammonire proprio il secondo? Come si fa ad ammonire un giocatore che dice all'arbitro che non è corner per loro? E di contro, come si può accettare che i giocatori della Juventus chiedano ad ogni piè sospinto le ammonizioni avversarie all'arbitro senza venire sanzionati come il regolamento prevede? Come si possono accettare poi le ammonizioni a macchia di leopardo, i falli reiterati senza sanzione e l'atteggiamento sbruffone dei giocatori della Juventus che possono cose sconosciute agli umani? Questa è la realtà dello Juventus Stadium, una realtà che vivono puntualmente le squadre che, loro malgrado, scelgono di andare lì a giocarsi la partita durante la stagione. Questo è il clima che si respira ad ogni partita e queste sono le situazioni che con singolare casualità tendono a ripetersi negli anni. Dinanzi a tutto questo, quantomeno, si consenta un diritto alla vergogna da parte delle tifoserie e delle squadre avversarie.

Ci si sente dire che la Juventus è la squadra più forte e che alla fine è giusto che vinca. Peccato però che nessuno discuta la forza della Juventus; i soloni della tautologia spicciola dovrebbero invece capire che il tema non sono le vittorie della Juventus, ma il modo in cui esse avvengono. Si può vincere con eleganza o si può vincere con arroganza. Loro scelgono da sempre la seconda strada, ma sono così insicuri da avere la necessità di ostentare continuamente ciò che portano a casa persino negli spogliatoi degli avversari nel loro stadio. "Noi vinciamo e voi no, quindi non potete parlare". Tutto questo è un pò strano, antitetico al concetto di sportività, oltrechè fanciullesco. Eppure noi milanisti abbiamo da poco vinto un trofeo proprio contro di loro quindi qualcosa, da vincenti, dovremmo poter dire. A sentir loro tuttavia, quella coppa di Doha non conta nulla perchè oltre a stabilire che puoi parlare solo se vinci (lezione di elitarismo democratico assoluto), ti fanno anche la tara sul peso lordo di ciò che vinci. La loro arroganza li porta ad essere vincenti, filosofi e persino salumieri. Mancherebbe soltanto la specializzazione in informatica, ma in quel settore serve la patente europea ed allora qualche problemino iniziano ad averlo, per cui preferiscono eludere l'argomento, avendo l'asso nella manica della matematica sperimentale. Esiste almeno, dinanzi a tutto questo, un diritto alla vergogna, all'indignazione e all'incazzatura? Non è pretendere la luna in fondo. Quello che molti tifosi della Juventus non hanno capito è qualcosa di molto più importante dell'episodio arbitrale specifico che, diciamocelo chiaro, può capitare a qualsiasi squadra. Non hanno capito, e forse non lo capiranno mai, che entrare nell'almanacco non è la cosa più importante. Per restare davvero nella storia bisogna farsi amare dal pubblico e guadagnare la stima ed il rispetto anche di chi, per ragioni sportive, sta dalla parte opposta o comunque nella parte neutra della barricata. Tanti anni fa, Marco Van Basten chiese ad Arrigo Sacchi perchè il Milan dovesse vincere, convincere e divertire quando invece limitarsi a vincere poteva bastare. Sacchi spiegò al fuoriclasse olandese che vincere permetteva ad una squadra di stare sugli almanacchi, mentre vincere convincendo e divertendo il pubblico significava davvero entrare nella storia e lasciare un segno nel cuore di chi ama questo sport. In questa frase di uno dei più grandi allenatori dell'era moderna, si cela la vera distanza fra la Juventus e chi si sente così lontano da quel modo poco sportivo di vincere e che oggi chiede solo di poter esercitare il diritto alla vergogna ed all'indignazione. Non sarà mica la fine del mondo.