Inter, eppur si muove... (la classifica)

In vista di altre certezze, l'Inter si appoggia a Rafinha e Karamoh

di Dario Claudio Bonomini

Finalmente, dopo una gravidanza molto travagliata durata nove lunghi turni di campionato, l’Inter è riuscita a partorire una nuova vittoria, conquistando ieri 3 punti utili per raggiungere la tanto agognata zona Champions. La sofferenza è stata però ancora troppa. Il gol in apertura di Eder, nato da una idea di Karamoh con assist dalla linea di fondo di Brozovic (unico passaggio azzeccato dall’indisponente croato), aveva prematuramente illuso i numerosi tifosi sugli spalti. Nonostante la partita si fosse subito messa bene, questa sensazione è purtroppo durata poco e nemmeno tanto paradossalmente la squadra nerazzurra si è subito esaurita. Il Bologna di Donadoni, messo bene in campo e consapevole dei mali nerazzurri, iniziava pian piano ad acquisire fiducia, con triangolazioni ordinate e precise.

Spalletti ha avuto inizialmente il merito di provare, come molti auspicavano, il giovane Karamoh al posto di Candreva. Il diciannovenne franco-ivoriano lo ha ripagato con una prestazione fatta di impegno, rapidità e imprevedibilità. Per tirare come ha fatto, dopo veloce scambio con Rafinha, bisogna anche possedere una buona dose di coraggio e incoscienza. Sembra banale ma per segnare, a volte, basta tirare in porta e l’Inter quest’anno, se non sbaglio, non aveva ancora marcato un gol su azione con tiro da fuori area. Il ragazzo, da disciplinare tatticamente, rispetto a Candreva si accentra di più ed inoltre, in questo momento della stagione, è sicuramente più libero mentalmente. L’Inter ha cambiato nuovamente e positivamente atteggiamento subito dopo l’entrata in campo di Rafinha, subentrato al solito inconcludente Brozovic. Il croato vive, come Perisic del resto, una preoccupante crisi di identità, e pur avendo, come tutti gli allenatori gli riconoscono, notevoli mezzi tecnici, è molto carente sul piano del carattere e della determinazione, mancanze fondamentali che ne disturbano l’equilibrio. Il suo atteggiamento da bulletto mentre usciva dal campo sommerso dai fischi, farà si che difficilmente Spalletti si azzarderà a ripresentarlo, per lo meno al Meazza.

Chi invece dovrà sempre più aumentare le presenze e l’autonomia in campo è il brasiliano Rafinha. Nella mezz’ora abbondante che il tecnico gli ha concesso ha saputo mostrare tecnica, personalità e intraprendenza, doti che ai centrocampisti fin qui titolari mancano in modo incredibile. Borja Valero si sta infatti rivelando un onesto metronomo e niente più, un giocatore che se impiegato basso ha modalità di circolazione palla monocordi – per intenderci quasi sempre per le rischiose vie laterali – mentre quando viene impiegato più avanti da trequartista non ha tempi, inventiva e veloci verticalizzazioni tali da renderlo efficace. Vecino e Gagliardini poi giocano in imbarazzante anonimato. In conclusione buone sensazioni dai nuovi Karamoh e Rafinha, da Cancelo e Eder, una sicurezza il solito Skriniar, incolpevole Handanovic che già aveva salvato e salverà ancora su Palacio, da rivedere Lisandro Lopez. Male infine i due croati e malissimo Miranda. Il brasiliano pare sempre supponente e svagato e lo svarione che ha regalato al grande ex Palacio il gol del momentaneo pareggio raramente si vede nelle serie minori. Che stia già pensando al mondiale?

Non mancherà certamente in settimana il lavoro per Spalletti. Sabato prossimo l'Inter va infatti a Marassi ed il Genoa delle ultime partite pare rigenerato dalla cura Ballardini. Siccome contro l’Inter di questi tempi nessuna squadra si “scansa”, il tecnico interista dovrà mostrare una lucidità maggiore, anche nella gestione dei cambi.

 

 

 

 

 

 

 

Dario Claudio Bonomini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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