Inter è ufficiale, il valore aggiunto è Luciano Spalletti

Spalletti incarna l'Inter, anche attraverso la corrispondenza di amorosi sensi con Moratti

di Bettino Calcaterra

A certificare la definitiva consacrazione ci ha pensato Massimo Moratti che prima di ritirare a Coverciano il Premio alla Carriera sul neo tecnico dell’Inter si era espresso così: "Ha tutto per fare bene. È ambizioso, ha qualità, è furbo, è bravissimo sul campo". Che Spalletti sia furbo è risaputo; pochi minuti dopo le dichiarazioni di Moratti il tecnico di Certaldo, sull’ex Presidente dello storico “Triplete”, non a caso dice: "Il più grande presidente della storia del calcio italiano, non solo dell’Inter. Non mi ha ancora dato consigli, me li aspetto però, li pretendo". Furbo dicevamo. Sa bene che la sua affermazione è di quelle che faranno discutere. Dichiarazione da nerazzurro vero. Si, perché, obiettivamente la storia del calcio italiano vincente annovera almeno altri due presidenti vincenti: Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi.

Dire che Moratti sia stato il più grande presidente della storia del calcio italiano è una furbata che ci può stare se consideriamo che Luciano Spalletti si è seduto sulla panchina dell’Inter da poco meno di tre mesi e tanto sta facendo per compattare l’ambiente anche dopo una campagna acquisti ben sotto le aspettative. In merito a ciò lui butta acqua sul fuoco e dice: "Se c’è qualcosa che non è andata a termine rispetto ai discorsi iniziali, è una situazione nella quale siamo rimasti dentro tutti, compresa la proprietà. C’era eccome la volontà di investire in maniera massiccia ... ". Parole diametralmente opposte a quelle pronunciate il 7 luglio in conferenza stampa dal ritiro di Brunico dove aveva lanciato una stoccata ad Ausilio in merito alla campagna acquisti dell’Inter. "Dice che non serve spendere sul mercato se si ha un allenatore bravo? A me sono state fatte delle promesse, mi aspetto che vengano mantenute. Altrimenti, verrò qui e lo dirò. Le promesse bisogna mantenerle, ci saranno alcuni acquisti. Non sono più bravo di chi mi ha preceduto".

Spalletti, si sa, ha metabolizzato il mancato arrivo del top player e continua: "Nel frattempo ho conosciuto i miei ragazzi, gente eccezionale, disponibile, giocatori seri, forti. Sabatini e Ausilio mi hanno ascoltato e aiutato in tutto, sono stati splendidi, sono due cinture nere del calciomercato". Dichiarazioni da leader dello spogliatoio e da uomo società. Lui è consapevole che, almeno fino a gennaio, dovrà cercare di ottenere il massimo dalla rosa a che ha a disposizione. Un grande aiuto glielo potrà dare Icardi: "È uno fatto di pasta differente, in area è svelto di piedi e di testa: vede porta e posizione del portiere come nessuno, il primo goal alla Roma è impressionante per preparazione ed esecuzione. E poi quello che viene raccontato solitamente non è il vero Icardi. Io ho conosciuto un professionista serissimo, un ragazzo buono e disponibile". Spalletti sa che la coperta cortissima in difesa e allora "occhio a considerare Ranocchia e D’Ambrosio inferiori a Miranda e Skriniar. E poi c’è pure Zinho (Vanheusden, ndr), giovane di grandi prospettive: a volte i giovani sono proprio la soluzione".

Spalletti ormai è nel cuore degli interisti. E’ bravo, nulla da dire. E’ secondo solo alla tifoseria nerazzurra. Domenica contro la Spal, dopo i 51.752 paganti per la prima con la Fiorentina, al Meazza sono attesi almeno 50 mila tifosi. Spalletti, cavalca l’onda e a Inter Channel lancia uno slogan: «Bello sapere che ci sono tanti interisti, ma non bisogna delegare agli altri la propria passione. Bisogna stare vicini alla squadra. Domenica zero deleghe, tutti convocati».