Il Premio Liedholm per Montella, la messa a punto del Milan non è facile

All'inseguimento della formula giusta, fra automatismi, meccanismi e novità da affinare

di Max Bambara

Cambiare tanto in una squadra richiede inevitabilmente del tempo a beneficio dell’allenatore per trovare la formula giusta. Per molti, questa considerazione può apparire tautologica, al più scontata, forse anche banale. Tuttavia è difficile smentirla sul piano argomentativo dato che le squadre importanti, nel calcio, nascono su presupposti di continuità che il Milan di oggi non ha. Innestare 8-9 titolari nuovi in una squadra è una scelta coraggiosa, ma questo coraggio va accompagnato con la virtù della pazienza. Al momento, la distanza del Milan dalle squadre importanti che lottano per la qualificazione alla Champions League non è di natura tecnica, ma è relativa ai dettagli di campo. Proprio la partita persa dal Milan contro la Roma domenica sera fornisce spunti preziosi a supporto di questa tesi. Ci sono tre momenti della partita che andrebbero analizzati. Il primo riguarda la fase offensiva. Sullo 0-0 il Milan ha una occasione potenziale con Andrè Silva che fa impazzire Manolas all’altezza del lato corto dell’area di rigore. Tante finte, ma nessun cross. Perché? Qualcuno ha attribuito un eccessivo narcisismo al portoghese che, invece, stava semplicemente aspettando che o Kalinic o una delle due mezzali aggredisse il primo palo. Non è stata l’azione più pericolosa creata dal Milan in partita ma è stata senza ombra di dubbio quella più emblematica. In un sistema di gioco nuovo, poco conosciuto dai giocatori, certi automatismi non sono puntuali e sincronici. Questo toglie sicurezze alla squadra che, tuttavia, deve continuare a lavorare per crescere. Le situazioni in fase di non possesso sono però quelle su cui si notano maggiormente le magagne.

Sempre sullo 0-0, la Roma ha una grandissima occasione con Florenzi che, solo davanti a Donnarumma, tira addosso al portiere. Quell’azione è paradossale: in cinque secondi la Roma porta una palla dalla difesa all’attacco (Manolasche la gioca dritta per Pellegrini che, a sua volta, verticalizza subito su Florenzi) mettendo un suo giocatore davanti al portiere. Tutto ciò diventa possibile sfruttando alcuni errori in serie del Milan. La pressione alta delle punte infatti, ha senso solo se si sceglie di alzare la linea difensiva. Inoltre, in quella circostanza, Bonucci e Romagnoli non sono nella posizione consona e la loro postura del corpo non è corretta.Biglia infine non è davanti alla difesa, ma è salito alto per pressare De Rossi. Si tratta di pressing ultra-offensivo che, tuttavia, se fatto con quelle distanze fra i reparti e con poco ordine, ha solamente effetti controproducenti. La squadra quel tipo di situazione dovrà riguardarla bene. Non va ripetuta in futuro se non si è pronti per alzare la linea. Un particolare occhio infine sul gol di Dzeko. In quella situazione, spiace dirlo, Rodriguez commette un doppio errore. Il primo è un errore tecnico nello stop del pallone ed il secondo, a mio parere più grave, è un errore relativo ad una mancata lettura. Lì il terzino svizzero avrebbe dovuto leggere immediatamente la situazione di sbilanciamento della squadra (entrambi gli esterni e le mezzali alte) e spendere un giallo per fermare l’azione della Roma in partenza. L’assenza di questo tipo di malizia ha purtroppo sporcato la partita di Rodriguez ed ha compromesso la gara del Milan. Queste ingenuità ci stanno e vanno accettate, ma durante l’azione si può notare come Biglia, il nostro giocatore più esperto, commetta un brutto fallo su Pellegrini perché avverte subito quanto possa essere pericolosa quella situazione. I risultati spesso sono figli di episodi e della cura del particolare. Le situazioni sinora analizzate fotografano in maniera chiara come, ad oggi, la differenza fra il Milan e la Roma non sia abissale sul piano del gioco, ma sia consistente sul piano dei dettagli. Migliorando e curando i dettagli di campo, i risultati futuri del Milan non potranno che trarne beneficio.