Il closing del Milan e i complottisti

Il MilanScettico nell'era del pre closing

di Max Bambara

Se tutto andrà come nelle previsioni, la cordata cinese riuscirà ad acquistare il Milan in poco più di 8 mesi (tanto è il tempo trascorso fra la firma del preliminare e la possibile firma del tanto sospirato closing). Non stiamo parlando di una tempistica infinita (basti pensare ai quasi due anni di tempo che Glazer ha impiegato per acquisire il Manchester United), tenuto conto soprattutto del grosso problema che i cinesi hanno dovuto affrontare per via del blocco all'uscita dei capitali disposto dal governo cinese, che ha ritardato la firma del contratto definitivo di circa 4 mesi. Questo, ad oggi, è l'unico fatto reale e non contestabile in quanto è stato confermato da due fonti ufficiali come il Governatore della Banca Popolare Cinese e dal Ministro del Commercio del Governo cinese. Tutto quello che invece, negli ultimi 4 mesi, è gravitato attorno a questa vicenda, sono congetture, sospetti, malignità, disinformazione informata con pelose correnti di pensiero più antiberlusconiane che anticinesi. Si è così passati da "i cinesi non esistono" ad "i cinesi esistono e sono cattivi" per provare a dare un senso alle proprie argomentazioni poggianti su basi d'argilla più che su logiche ed elementi concreti. Si è criticata la tempistica dell'operazione dando dei fessi a quei pochi che hanno avuto l’accortezza di evidenziare come il problema reale fosse relativo alla Cina ed alla sua legislazione e non ad altre teorie basate sul complottismo e sulle cospirazioni. I dubbi, nelle varie cose della vita, sono sempre legittimi e sono, anzi, maestri di virtù. Il dogmatico non dubita mai e vive solo di certezze. Lo scettico invece non dà mai nulla per certo, se non i fatti non contestati. Giusto pertanto essere dubbiosi sull'intera vicenda. Assurdo invece elevare i propri dubbi a mantra indiscutibili ed assurgere a custodi di una verità ignota e spesso non dichiarabile perché passibile di querela. In tanti infatti, più o meno velatamente, hanno fatto intendere come questa vicenda non fosse linda, teorizzando Berlusconinella qualità di organizzatore di un grande teatro al mero fine di far rientrare 250 milioni di euro in Italia (il costo delle caparre) dai paradisi fiscali. I sostenitori di questa teoria però hanno ignorato due questioni fondamentali. Una strettamente monetaria ed un'altra meramente logica.

In primis, i paradisi fiscali esistono perché ci sono gli inferni fiscali come per esempio l'Italia che ha uno dei sistemi di tassazione più alti al mondo. Di solito chi ha grandi capitali cerca di farli uscire da un inferno fiscale al fine di portarli in una meta dove il risparmio ed il guadagno non sono visti come reati, bensì come meriti. E qui veniamo all'argomentazione logica disattesa dai complottisti: Berlusconi per quale motivo avrebbe dovuto far rientrare in Italia 250 milioni di euro che, nel giro di poco, sarebbero divenuti circa 190 milioni in ragione della tassazione italiana e che, per effetto della legislazione sull’antiriciclaggio, sarebbero stati passati al setaccio come materiale potenzialmente esplosivo? Forse per tenersi il Milan e spendere quegli stessi soldi in 2 anni di gestione del club? Non avrebbe semmai trovato più convenienza a cedere il Milan e liberare così la Fininvest di un peso economico che, ogni anno, costa fra gli 80 ed i 90 milioni di euro, senza più essere un asset strategico per la controllante? Si è così creato nel corso dei mesi un clima di terrore su questo passaggio di proprietà ed a furia di ripetere ossessivamente certe teorie, le stesse hanno avuto una presa diretta sull'opinione pubblica. Nell'incredulità della ragione abbiamo così assistito all'allarmismo sulla nuova data del closing, prevista per il 14 aprile e sul finanziamento a debito ottenuto da Yanghong Li presso il fondo americano Elliott. Sarebbe interessante chiedere tuttavia agli allarmisti per quale motivo se Suning acquista l'Inter con una operazione a debito si celebra la grande proprietà cinese e se invece avviene qualcosa di simile nel caso del Milan si contatta immediatamente il sacerdote per l’organizzazione del funerale e della sepoltura. Quando Suning ha preso l’Inter, nel giugno del 2016, non ha toccato il prestito da 208 milioni praticato da Goldman e Sachs alla vecchia gestione ed in scadenza nel 2019 con maxirata finale da 180 milioni. A questa esposizione debitoria, Suning ha aggiunto semmai un prestito di 180 milioni di euro praticato all’Inter dal fondo Horizon con un tasso d’interesse dell’8%. Ora la domanda è questa: Suning ha ulteriormente indebitato l’Inter ed è una grande proprietà. Yanghong Li ha preso dei soldi in prestito (303 milioni) offrendo le azioni del Milan come pegno ed è un avventuriero. Qualcosa non torna. Eventualmente, nelle due operazioni, il margine di rischio maggiore lo corre l’Inter, ma è comunque un rischio teorico vista la proprietà che ha alle spalle ed i livelli di fatturato annuo che può offrire a garanzia di una rimodulazione del debito. Quel che non torna è il diverso trattamento mediatico delle due vicende. I complottisti dai piedi d’argilla non sono ancora riusciti a fornire una spiegazione a ciò, ma per loro quel che conta è alzare la coltre di fumo attorno alla vicenda. Aveva ragione Goebbels: “diffamate, diffamate, qualcosa resterà”.