I tifosi milanisti si sentono rappresentati da Vincenzo Montella

Ancelotti salutò a Firenze e da Firenze è arrivato Montella: i tifosi milanisti vogliono andare avanti con lui

di Max Bambara

I consensi unanimi su un allenatore sono impossibili. Anche i grandi allenatori vincenti e pluridecorati della storia del calcio, hanno avuto la loro schiera di oppositori. Tutto ciò è normale e fa parte di quell’universo del pallone che contribuisce a rendere questo sport il più bello del mondo. Ai tempi di Sacchi, la stragrande maggioranza dei milanisti era zonista convinta, ma c’era una minoranza che non avrebbe trovato scandaloso un sano catenaccio e che rimproverava a Sacchi un unico scudetto vinto in quattro anni. Con Fabio Capello qualche volta i puristi del gioco hanno trovato parecchi appigli per attaccare il suo eccessivo pragmatismo, mentre il ciclo di Carlo Ancelotti al Milan ha visto spesso il confronto fra chi (in maggioranza) ha amato il tecnico di Reggiolo e chi invece avrebbe preferito un sergente di ferro, magari meno milanista ma più dittatoriale nella gestione del gruppo. Il tecnico perfetto quindi non esiste ed i milanisti non sfuggono a questa regola, dividendosi da sempre, fra loro, nelle valutazioni sugli allenatori. Da qualche tempo però, c’è un allenatore a Milanello che tende ad unire più degli altri i consensi dei tifosi. L’unanimità è lontana ed è decisamente impossibile, ma il credito di Vincenzo Montella fra i tifosi del Milan è alto, molto alto. Le ragioni sono duplici, ineriscono il campo e vanno ad abbracciare anche il comportamento e lo stile dell’ex allenatore di Sampdoria e Fiorentina.

Lo stile Milan in fondo è qualcosa che si ha dentro. Non lo impari, non lo mastichi, non lo modelli; è come il coraggio, o c’è oppure è introvabile. Montella, lo stile che si adatta perfettamente al Milan come club, lo possiede da sempre. Ha una cultura del gioco che segue il grande filone della tradizione milanista, quella legata al tocco, alla qualità, al possesso della palla, alle triangolazioni ed al piacere della giocata. Conosce il modo giusto di porsi nei riguardi di stampa e tifosi: non alza mai i toni e sa usare quel pizzico di ironia che, in tanti casi, ha ricordato ai milanisti la bonarietà emiliana del grande Carletto. Forse è proprio per queste ragioni che, in tanti, hanno trovato fuori luogo l’accostamento di Mancini al Milan nelle ultime ore. Vero, il Milan era reduce da tre sconfitte consecutive in campionato, ma quasi tutti i milanisti sentono che con Montella si è intrapresa una strada e questa sensazione tanti cuori rossoneri se la vogliono tenere stretta insieme a quella coppa vinta a Doha. Una coppa che ha un suo valore sportivo, ma che possiede soprattutto un grande valore umano legato al piacere del riscatto che, ex sé, dà il vero gusto al calcio. Il punto non è tanto che ai milanisti non piace Mancini; il punto è che i milanisti stanno bene con Montella e da Montella si sentono ben rappresentati come, forse, non avveniva da troppo tempo. Probabilmente da quel pomeriggio di Firenze, a maggio 2009, quando Carlo Ancelotti annunciò che il suo rapporto col Milan cessava. Nel grande parlamento milanista c’è, insomma, un forte no verso Mancini per tante ragioni, ma c’è soprattutto un grande si verso Vincenzo Montella, un allenatore nel quale la stragrande maggioranza dei milanisti crede. Un dato di fatto questo di cui la nuova proprietà rossonera non potrà non tener conto. Non ricominciare da Montella, nella stagione 2017-18, potrebbe non essere l’idea giusta. Tutt’altro.