Gli eccessi del calcio e l'attesa per la decisione di Donnarumma

Gigio, l'etica dello sport e il limite da non valicare

di Max Bambara

La vicenda dell'attesa per il contratto di Donnarumma è emblematica di un modo di fare calcio spregiudicato e di una concezione dello sport che rischia di apparire distante dall’etica sportiv più dura e più pura, da una componente valoriale che dovrebbe essere preminente. Il giovane portiere milanista si sta rendendo protagonista, suo malgrado, di una pagina in questo momento non spiegabile per la sua carriera. Il Milan, ossia il Club e l’ambiente che lo hanno cresciuto, coccolato e protetto negli ultimi anni, permettendogli di esordire in Serie A appena sedicenne, gli ha formulato ben due proposte di rinnovo. La prima altissima vista la giovane età e la seconda assolutamente fuori mercato. Gigio in cuor suo sente di essere stato giudicato prima del tempo e ne soffre, ma la risposta interlocutoria di Gigio e del suo procuratore non vengono comprese da tutti. L’ottica di “crescita professionale” può avere un senso in un determinato momento della carriera. Oggi appare difficile da sostenere. Oggi Donnarumma, che ha comunque dato tanto, ha anche un debito morale grosso come una casa verso il Milan e per molti aveva il dovere di firmare subito già il primo contratto che gli era stato sottoposto.

Poi, superato questo primo contratto, il numero 99 rossonero avrebbe maturato tutto il diritto di guardare alla propria carriera solo ed esclusivamente in termini professionali e non di bandiera, anche se le frasi sul “futuro capitano” milanista sono le sue e non certo di un mondo mediatico obliquo e aggressivo. Nessuno gli imponeva di essere simbolo del Milan: gli si chiedeva semplicemente di mettere la firma su un contratto plurimilionario. L’ottica però nella quale, ormai, assistiamo a questa vicenda è meramente realista ed utilitaristica a nostro vantaggio. Perché se un ragazzino a 18 anni decide di diventare la stella di riferimento di un procuratore in dai modi estremi e risoluti, la scelta è sua e va assolutamente rispettata senza farsi illusioni su parole pesanti come “simbolo” o “bandiera”. Nessuno ci crede più, nemmeno il più Peter Pan dei tifosi milanisti. Esiste un limite superato il quale si passa dalla parte opposta della barricata, quella dove si smette di capire quanto l’appartenenza ad un popolo valga infinitamente più di qualche milione di euro.