Gattuso-Ancelotti, prime prove tecniche di confronto

Il calcio di Gattuso, non solo sangue e arena: un non talebano come Ancelotti?

di Max Bambara

Dobbiamo ammetterlo: quando a fine novembre è arrivata la notizia di Rino Gattuso nominato allenatore del Milan, in tanti abbiamo pensato che a questa squadra non sarebbero mancate qualità come grinta, forza di volontà ed abnegazione. Colpevolmente abbiamo trascurato altri aspetti, forse perché in quel momento aspettarsi troppo poteva voler dire bruciarsi. E Rino, per i milanisti, non poteva e non può essere un semplice allenatore. Rino è un pezzo di noi, è carne della nostra carne, è stato per talmente così tanti anni l’anima pulsante del Milan che il solo vederlo rappresenta un massaggio al cuore. Nella procella di una stagione balorda, sapere che c’era lui dava sollievo. Soltanto perché era lui. E così non ci siamo accorti da subito che, in questi anni, lavorando duro ed applicandosi con dovizia, Rino è diventato anche un bravo allenatore. Serio, preparato, meticoloso, scrupoloso. Doti non comuni. Tuttavia c’è una dote che più di tutte stupisce per un tecnico alle prime esperienze: Gattuso non è un talebano dei moduli. In Primavera giocava col 3-4-3. Quando è subentrato a Montella, era il medesimo schema della prima squadra. E lui, dopo due partite non positive, ha avuto il coraggio di cambiare passando ad un sistema completamente diverso, il 4-3-3.

Non è da sottovalutare questo coraggio per un allenatore neofita. Anzi segna un tratto distintivo di grande sicurezza nelle conoscenze di campo. E’ utile, all’uopo, un riferimento storico: siamo nell’estate del 1997 e Carlo Ancelotti è l’allenatore del Parma. Carletto viene da una promozione in Serie A con la Reggiana e da un onorevole secondo posto con la squadra ducale ottenuto nella stagione precedente, con tanto di insidie alla Juventus campione del mondo di Lippi. Il Parma quell’estate ha praticamente preso Roberto Baggio. Ancelotti però non è contento e si espone anche pubblicamente. Lui non vuole derogare al suo 4-4-2, lo schema che ben conosce. Nicchia, traccheggia, perché l’idea di un cambio modulo lo spaventa. Pur essendo un bravo allenatore, è ancora giovane, alle prime esperienze ed andare oltre un sistema di gioco è un aspetto sul quale non si sente sicuro. Il grande Carletto, con tanti anni di distanza, riconoscerà di aver fatto un errore e di esser stato troppo talebano in gioventù. “Sono stato un pazzo –disse tempo fa con la sua splendida bonarietà-Ero giovane e non avevo il coraggio di addentrarmi in una cosa che non conoscevo a sufficienza, un altro modulo” Ebbene il nostro Rino, scudiero meraviglioso del Milan ancelottiano, in questo particolare della duttilità e delle conoscenze è stato più bravo di Ancelotti ad inizio carriera. Non una questione da derubricare come scarsamente considerevole. Anzi. Rino con quel passaggio ha dimostrato coraggio, ma soprattutto di avere buone conoscenze di più moduli. Ha rassicurato la squadra. Qualcuno ha intuito che lì non c’era l’allenatore della Primavera che prova soltanto a tenere unito il gruppo. C’era ben altro. Un tecnico con idee, preparazione, capacità e conoscenze.

Nulla di casuale insomma e c’è un altro episodio che lo dimostra. Mercoledì sera, contro la Lazio in Coppa Italia, il Milan sta soffrendo. Normale certamente, ma la squadra fa fatica. In tanti immaginano un cambio difensivo ed invece ad un certo punto Rino si inventa il cambio di Cutrone per Bonaventura. Una punta per un centrocampista nel momento in cui la squadra sta soffrendo. Follia per qualcuno, strategia vincente nella realtà. Il Milan col 4-4-2 in luogo del 4-3-3 diventa più equilibrato, tiene più bassa la Lazio e solo per una mera casualità non porta la partita a casa (Calhanoglu sbaglia un gol clamoroso). Anche in questa occasione, Rino non ha avuto paura di modificare la disposizione in campo dei suoi uomini. Lo ha fatto con naturalezza, leggendo la partita in maniera superba e con estrema lucidità. Non siamo in presenza di un allenatore tutto grinta, cuore ed appartenenza. Siamo oltre. Qui c’è un professionista scrupoloso e preparato. La squadra è nelle sue mani perché ha avvertito la sua bravura ed ha capito che può affidarsi a lui. Andrà come andrà questa stagione, ma Rino ha dato già un segnale importante. Qui c’è un allenatore vero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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