Da un modulo all'altro, l'ago della bilancia del Milan è Suso

Svolta tattica, cosa fare per sposare ilmodulo di Bonucci al modulo di Suso

di Max Bambara

Fino a domenica pomeriggio Milanello sembrava tornato il Mulino Bianco di antica memoria. C’era euforia ed entusiasmo e forse un pizzico di eccessiva convinzione. Quattro schiaffoni in un quarto d’ora contro la Lazio sembrano così aver riportato il Milan sulla terra e Vincenzo Montella sul banco degli imputati. I capi d’accusa sono tanti, alcuni fondati e ragionevoli, altri decisamente tirati per i capelli, ma questo rientra nella logica delle cose. Il mondo del calcio è un frullatore d’altronde. Chi scrive rimane convinto di un concetto: giudicare un allenatore su una singola partita è sempre abbastanza presuntuoso come atteggiamento. La carriera di Montella parla per lui. Dovunque ha allenato finora non è mai stato esonerato ed ha sempre raggiunto gli obiettivi minimi prefissati. Ha portato la Roma ai preliminari di Europa League, ha stupito tutti con l’undicesimo posto del Catania, è arrivato tre volte quarto con la Fiorentina, ha salvato la Sampdoria in un momento delicato della sua storia sportiva, ha ottenuto un insperato sesto posto ed una Supercoppa col Milan. Questo è il curriculum di tutto rispetto di Vincenzo Montella. Poi ci sono le critiche. Doverose, legittime, a volte anche aspre.

Il problema di fondo, inerente il Milan di questa stagione, non è tanto il black out contro la Lazio che, a mio parere, è servito a dare una bella sveglia alla squadra. C’è soprattutto un tema tattico, di campo, che Montella ha colpevolmente sottovalutato. Nel 4-3-3 ci sono troppi giocatori fuori posizione, ma è il sistema di gioco in cui si esprime al meglio Suso. Nel 3-5-2 invece ogni giocatore sarebbe al proprio posto, ma sarebbe di difficile collocazione Suso. Come se ne esce? Forse, iniziare a pensare ad un modo diverso di fruire della qualità di Suso (magari inventandolo mezzala) potrebbe essere una soluzione. Di certo c’è che se il Milan gioca solo con una punta centrale, non ha esterni offensivi da doppia cifra e non ha mezzali che portano in dote parecchi gol. E le partite, piaccia o meno, si vincono con quelli. Giusto criticare Montella pertanto, occhio soltanto a non pensare che il suo esonero risolverebbe i problemi. Personalmente ritengo invece che il tecnico campano abbia esperienza e buonsenso idonei a portarci fuori da questo cono d’ombra in cui ci siamo infilati. Perché questa è l’annata in cui Montella è chiamato a palesarsi: bravo allenatore o allenatore top? Ai posteri l’ardua sentenza, ma la speranza è che imbocchi deciso la seconda strada.