Da Bacca a Kalinic, da un capro espiatorio all'altro

Da Bacca a Kalinic: ma i capri espiatori sono proprio necessari?

di Max Bambara

L'anno scorso il problema dei problemi si chiamava Carlos Bacca. Era tutta colpa del colombiano cattivo, esteticamente non gradevole alla vista per quella sua galoppata strana e quei controlli di palla non da Messi. Quest'anno invece, in tanti stanno iniziando a storcere la bocca su Nikola Kalinic. Il croato è molto più elegante di Bacca, ma paga suo malgrado il fascino dell'attesa estiva che, per molti, si è trasformata in delusione. In troppi, a mio avviso, dimenticano che il calcio è uno sport collettivo e non un universo individuale. Una grande punta, messa in un contesto contraddittorio, tende a soffrire. La realtà dei numeri ci dice che Bacca in carriera è sempre stato un buon goleador, così come Kalinic è sempre stato un giocatore estremamente presente a sè stesso. Meno realizzatore del colombiano, ma anche manovratore e fonte di gioco per i compagni. Certamente non parliamo di top player del ruolo, ma il calcio va giudicato e misurato su ciò che c'è, non certo sui desideri o sulle aspettative. Pertanto, come nella scorsa stagione il povero Bacca ha subito molte critiche preconcette, altrettanto oggi Kalinic sta diventando il bersaglio di un tiro al piccione giocato ad occhi chiusi e mani piene. Se una squadra ha problemi nella costruzione del gioco, soltanto i fuoriclasse sono in grado di mascherare queste lacune. Bacca non lo era, Kalinic non lo è.

In Serie A d'altronde ci sono soltanto tre giocatori che inventano gol fuori contesto: Higuain e Dybala davanti a tutti, Mertens segue a ruota. I primi due sono fuoriclasse, il belga è un progetto di fuoriclasse esploso troppo tardi per poter pensare di esserlo. Fuori da certi ristrettissimi nomi, ci sono gli ottimi giocatori ed i buoni giocatori e poi ci sono le squadre costruite bene e quelle con difetti troppo evidenti. Il Milan paga questo: una squadra costruita sul 4-3-3 che si è scoperta senza ali di ruolo (a parte Suso) per attuare questa strutturazione. Da lì sono iniziati esperimenti e peregrinazioni tattiche alla ricerca di un equilibrio base. Quando ciò accade, il dettaglio difensivo ha sempre prevalenza su quello offensivo. Kalinic quindi sta semplicemente pagando una ricerca degli equilibri da parte di Montella che, inevitabilmente, è andata a penalizzare l’attacco. Il prossimo step, per il tecnico campano, sarà quello di mettere il croato nelle condizioni di diventare la prima opzione offensiva di una squadra che, in fase di possesso, dovrà per forza di cose inserire più uomini. Le bocciature figlie della prevenzione però lasciamole da parte: il croato merita rispetto e considerazione, così come le meritava Bacca la scorsa stagione. Incartarsi sul capro espiatorio del momento serve solo a darsi la zappa sui piedi. Il calcio è e sarà sempre un gioco collettivo. Solo in Italia tendiamo a pensarlo in modo individuale; è un errore di concetto e, purtroppo, anche di cultura sportiva.

 

 

 

 

 

 

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