D'Amico-Milan, i sospetti non bastano, ci vogliono i fatti

Ilaria e il Milan tra cose formali e cose serie: i "si dice" non bastano...

di Max Bambara

Ci fu un tempo in cui i giornalisti dovevano risultare sopra le parti e qualsiasi atteggiamento, comportamento o parola venivano pesati sul bilancino dell'opportunità. Era il tempo in cui veniva messa in discussione la professionalità del grande Sandro Ciotti per un "solito Massaro" usato a commento di una rete del centravanti rossonero contro la Lazio. Era il tempo in cui Paolo Valenti, tifoso di una squadra genovese, fece di tutto per non far mai conoscere questa sua simpatia perché, si diceva, che a certi livelli non solo bisogna essere super partes ma bisogna anche apparire come tali. Come dimenticare poi un professionista meraviglioso come Riccardo Cucchi che solo un giorno dopo la sua meritata pensione in radio ha dichiarato con passione la sua fede laziale. Probabilmente non c'era nulla di male nel dichiararla prima, ma l'onore professionale imponeva un doveroso silenzio. Chapeau!

Oggi quel tempo così antico sembra più lontano di quanto possa essere. Ilaria D'Amico, indiscussa signora della televisione sportiva nonché conduttrice di punta del programma domenicale di Sky Sport, si reca a seguire la finale di CL da tifosa juventina e da compagna del capitano bianconero. In più, singolarmente, lancia sospetti sulle operazioni finanziarie del Milan. Nulla di corroborato, provato, documentato, solo mere insinuazioni su presunte mancate coperture finanziarie. Un doppio gravissimo errore. Le garanzie finanziarie degli acquisti del Milan sono già state adeguatamente presentate. Senza di esse, Montella non avrebbe mai potuto schierare in campo i nuovi acquisti. E poi, sia detto col massimo rispetto, non tocca ad un programma sportivo che tratta argomenti di campo, avventurarsi in temi finanziari. Che competenze ha Ilaria D'Amico per occuparsi dei bilanci del Milan? Il dovere del giornalismo non è quello di avanzare sospetti senza preoccuparsi di circondarli da fatti adeguati che li supportino. Quello è un compito del Bar dello Sport che tutti abbiamo vicino casa. Il dovere del giornalismo è invece quello di informare, argomentare fatti, documentare opinioni. Abbandonarsi a meri sospetti cresciuti sugli alberi dei "si dice" è una caduta di stile gratuita e che svilisce una carriera di tutto rispetto e di altissimo livello. Errare, si dice, è umano. Chiedere scusa tuttavia sarebbe doveroso anche perché è semplice ed immediato. Non servono particolari "coperture finanziarie" per farlo.