Cinesi-Milan, il momento di ricredersi

I pregiudizi di mesi fa, i milioni di oggi del Milan Cinese

di Max Bambara

Duecentocinque milioni di euro. Mai un club italiano aveva speso una cifra del genere. E l’aspetto che rende ancor più vasta l’entità numerica di questa cifra è rappresentato dal fatto che il mercato rossonero non è ancora finito e che, al 31 di agosto, il Milan potrebbe essere la società che più ha speso in una singola sessione di mercato in tutta la storia del calcio. Si trova in pericolo il record del Real Madrid siglato nel 2009 quando sia Cristiano Ronaldo e sia Kakà erano finiti in maglia bianca e le spese in entrata del club di Perez avevano di poco superato i 250 milioni di euro. Certo spendere non significa vincere, soprattutto in uno sport episodico come il calcio, però probabilmente qualche addetto ai lavori col nasino all’in sù potrebbe anche iniziare ad ammettere di essersi sbagliato nel valutare la nuova proprietà cinese del Milan e qualcun altro potrebbe riconoscere come la stampa sportiva italiana sia assolutamente digiuna di conoscenze, aspetto che li ha condannati ad una figura barbina. Sandro Piccinini, dal suo account di Twitter, lo ha fatto l’altro giorno dimostrando una dote chiamata intelligenza. Non è propria di tutti.

Questa vicenda in ogni caso, al di là degli schieramenti pro o contro i cinesi che sono già parossistici di principio, è utile al fine di dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come il problema dell'Italia e della sua informazione risieda nella voglia di cercare sempre il losco fra le pieghe di qualsiasi situazione. Senza capire che il dubbio è una virtù, mentre il sospetto è la peggior gabbia per un cervello, soprattutto se si riepilogano gli eventi e ci si rende conto di come la percezione drammatica data alla vicenda del closing è stata esasperata notevolmente rispetto ai fatti. Nell'agosto del 2016 infatti Fininvest e SES avevano siglato un contratto preliminare avente ad oggetto la cessione del Milan, valutato 740 milioni di euro debiti compresi. Parte acquirente si impegnava a versare 15 milioni di euro subito ed 85 milioni entro il 10 settembre. Entrambi i versamenti erano stati effettuati nei termini pattuiti. Il famigerato closing veniva così previsto per il 13 dicembre; con esso veniva stabilito il versamento dei crediti rimanenti. Il closing slittò però di quattro mesi, un ritardo dovuto al blocco dei capitali in uscita dalla Cina a causa di una decisione governativa presa dal governo di Pechino. L'acquisizione del Milan è stata così definita in data 13 aprile 2017.

Non stiamo parlando di un'opinione, bensì di un semplice fatto.

Su questa problematica di natura governativa e non attinente la tenuta finanziaria della cordata cinese, si sono innestate opinioni di tutti i tipi. Si è parlato di operazione falsa, di rientro di capitali berlusconiani tenuti in chissà quale luogo sperduto del mondo, del Cavaliere Nero che teneva in ostaggio il Milan, dei cinesi che non esistevano e della magistratura che doveva intervenire su questa situazione. Si è cavalcato un articolo di un giornale cinese, risalente a 20 anni prima, nel quale si accusava Yonghong Li di aver organizzato una truffa, senza considerare che l’attuale presidente milanista risulta ad oggi incensurato. Il tutto è avvenuto per non voler credere ad un mero dato di fatto, incontestabile peraltro, che ha ritardato il closing di soli 4 mesi. Non era una semplice opinione: si trattava di una decisione economica del governo cinese. Contestabile magari nei contenuti, ma non nella sua effettiva esistenza. Il problema vero, in Italia, è che l’informazione non riesce a distinguere i fatti dalle opinioni e dalle congetture e spesso molti giornalisti preferiscono scrivere articoli pieni di condizionali e di presunti complotti per darli in pasto ad un popolo affamato non tanto di verità o di oggettività, quanto di cospirazioni vere o presunte.

Diviene quindi impossibile meravigliarsi se qualcuno credeva ai fantasmi cinesi e se eminenti giornalisti derubricavano la cessione del Milan ad operazione non cristallina per la quale era necessario l’intervento della magistratura. Qualcuno sostiene che noi italiani abbiamo i politici che meritiamo. Personalmente credo che abbiamo anche il giornalismo che desideriamo avere. Ed è forse questo l'aspetto più triste di tutta questa vicenda.