Ciao Presidente, i Milanisti salutano il Milanista

Occhi lucidi e nostalgia canaglia, ma i tifosi milanisti volevano il futuro e il futuro sta arrivando

di Max Bambara

Il momento del saluto finale è decisamente quello più difficile. Già perché separarsi dal "nostro Milan” per come l'abbiamo amato, vissuto e coccolato, diventa ogni ora che passa sempre più strano. In fondo, si sa, distaccarsi dal Milan di Berlusconi a cui siamo stati abituati in questi 31 lunghissimi anni è l'impresa più dura alla quale l'anima di tanti di noi viene chiamata. Da sabato inizieremo una nuova era, con tutta la passione e l'amore per questi splendidi colori. Ma queste 48 ore, sia consentito, non potremo viverle con semplice gioia o spensieratezza, perché c’è una porta importante della nostra vita che, per sempre, si chiuderà. Ed allora passeremo le prossime ore con curiosità e speranza per il futuro, ma soprattutto con l'orgoglio di esserci stati e di aver vissuto la più grande storia sportiva del calcio di club. E poi, è inevitabile, vivremo queste ore con gli occhi un po’ lucidi, con la nostalgia come compagna dei nostri silenzi e con la mente che vagherà da sola fra un pensiero ed un ricordo. La vita è strana: è molto difficile descrivere i sentimenti, ma è ancora più complicato raccontarli. Forse è praticamente impossibile spiegarli. E allora permettici, caro Presidente, di abbracciarti idealmente e di ringraziarti in virtù di quello che tu sei stato per noi, ossia il cuore pulsante del Milan, l'anima più reale che ha custodito, in sé, il sacro Graal del nostro modo di essere milanisti. Sarebbe fin troppo facile caro Silvio dirti grazie per i 29 trofei conquistati ma tu, per noi, non sei stato solo quei trofei. Sei stato molto di più. Sei stato il sogno che ha rapito la realtà per modellarla al piacere di ciò che siamo. Ed in quel sogno ci hai fatti vivere a lungo, pronto, quando necessario, a prolungarlo e renderlo migliore, con i tuoi interventi, le tue battute, la tua visione del calcio, della vita, del destino. Sei stato il dito che indicava la luna invitandoci ad andare oltre di essa. Mitomania per tanti, “lucida e visionaria follia” per tutti noi che, invece, abbiamo imparato a riconoscerci negli insegnamenti di Erasmo da Rotterdam. Sei stato tutto questo ed una serie infinita di piccole sfumature che, oggi, fanno parte dell'universo della nostra memoria e non ci abbandoneranno mai. Sei stato il piacere dell'innovazione, della scoperta, della sorpresa. Hai rappresentato il gusto della provocazione che mai doveva ledere il rispetto dell'avversario. Ci hai insegnato, soprattutto, a vincere giocando bene, un concetto che ha inciso nelle nostre esistenze molto più di quanto potessimo immaginare e forse solo in queste ore ce ne stiamo realmente rendendo conto. Sei stato quel "domani in cui sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie", una frase che ha segnato qualsiasi milanista nato negli anni 80. Sei stato l'orgoglio di essere rossoneri a prescindere dai risultati, ad Istanbul come ad Atene, perché ciò che siamo vale sempre di più di ciò che vinciamo. Ci hai insegnato ad avere quel senso di appartenenza che ci ha fatto innamorare del nostro Milan, che ci ha resi migliori e che, fra una grande vittoria ed una magica attesa, ci ha fatto perdere la testa. Sei stato e sarai sempre il nostro Presidente. Grazie per ogni singolo istante di questi 31 anni e grazie, soprattutto, per aver "intrecciato la tua storia con la nostra".