Chi è davvero Rino Gattuso, un allenatore tutto da scoprire

Rino, l'uomo che brucia dentro quando perde, che corre per Rivaldo e che si accorge al 95' di aver giocato con un crociato rotto...

di Max Bambara

Nessuno è in grado di dare un giudizio sul Rino Gattuso allenatore. Le sue esperienze formative sono state importanti e preziose, ma è alquanto difficile giudicare ciò che si è visto solo in maniera limitata. Posso dire però alcune cose su Rino che vanno al di là del suo essere tecnico. Riguardano l’uomo, la persona. Probabilmente se un giorno la sincerità e la libertà di pensiero si fondessero in una unica entità, ne verrebbe fuori un ritratto molto simile a quello di Gattuso. Perché Rino di queste componenti ha sempre fatto la caratterizzazione di sé stesso. Ho in mente immagini precise di lui. Mi ricordo la sua eccitazione l’estate del 2002: era appena arrivato Rivaldo, Ancelotti si era inventato uno schema rivoluzionario che avrebbe segnato la storia del calcio italiano e Rino simpaticamente si disse pronto a correre per tutti. “Ci penso io a correre, l’importante è che vinciamo”. Ecco in quella frase c’era lui. Pronto a qualsiasi sacrificio per il Milan. Lui, mediano e rossonero dalla prima infanzia. Non un giocatore, semplicemente uno di noi.

Quante volte l’hanno detto i tifosi prima di una partita. “Ma si, l’importante è che vinciamo”. Pochi mesi dopo, nel momento più complicato di una traversata magnifica, col Milan in dieci uomini in quel di Manchester, Gattuso fu capace di andare a pressare il portiere fino alla sua area di porta. Qualche minuto prima aveva avuto un accenno di crampi. Ma Rino aveva una tale voglia di Milan e di vittorie che riusciva a non sentire l’acido lattico. Così come era capace di non sentire il dolore, di sopportarlo, di tenerselo stretto dentro. Contro il Catania, nell’autunno del 2008, fu capace di giocare con un crociato rotto.

Nessun medico si è mai dato una spiegazione di come abbia fatto. In quella mentalità però c’è lui. Ed è proprio quella testa che Rino, nei prossimi mesi, proverà a trasmettere alla squadra. Nessun milanista dubita che lui darà tutto e probabilmente anche ciò che non ha. Il Milan, da oggi, diventa per Rino argomento unico per 24 ore su 24. Non sarà semplice, non sarà una passeggiata, però Rino avrà al fianco tanti milanisti che gli vogliono bene davvero. Smise perché non ne aveva più e fu talmente onesto nel dirlo che il suo addio al Milan cinque anni fa fu qualcosa di indimenticabile e struggente per tutti. Si congedò con un “forza Milan fino alla morte”. Da oggi probabilmente, Rino vorrà ripartire da quella frase. Racchiude lui, il suo universo e la passione senza confini di tanti cuori rossoneri che aggrappano al suo feticcio le speranze di riscossa.

 

 

 

 

 

 

 

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