Acquisto Milan è prassi, ma i luoghi comuni...

Tutti i luoghi comuni sulla proprietà del Milan: una vulgata da smascherare

di Max Bambara

Denaro, debiti, demonio. Le tre "D" sono accomunate non solo dalla lettera iniziale delle parole, ma anche da un minimo comun denominatore proprio della cultura di massache si impernia su conoscenze tendenzialmente erronee. Non a caso si tende a demonizzare tutto ciò che ha a che fare col denaro e col sistema di debito/credito. L'acquisizione del Milan non è andata giù ai tanti benpensanti che, fin da principio, avevano liquidato l'affare come non credibile e che, nel tempo, hanno visto smentite tutte le loro convinzioni basate su conoscenze sbagliate e su previsioni ardite.L’articolo di oggi si pone l’obiettivo di confutare due luoghi comuni che vengono ripetuti ad ogni piè sospintocon la sindrome del pappagallo.

1) Il Milan è stato comprato coi debiti, può fallire e diventerà di Elliott perché Yonghong Li non sarà in grado di onorare il debito contratto. 2) Suning è una garanzia per l’Inter, garanzia che la nuova proprietà cinese non è per il Milan. Le tendenze anti plutocratiche sono in costante aumento ed ignorano alcune basi conoscitive che, invece, andrebbero considerate. All'uopo, sono pertanto necessarie due precisazioni, utili a confutare i punti sopracitati.

1) L'acquisto di un club con la formula del debito non è una operazione sconsiderata bensì una operazione di prassi, soprattutto se la valutazione della società è molto alta. Oggi la proprietà cinese del Milan sta aumentando il valore del club andando a prendere elementi che vadano a potenziare notevolmente il parco giocatori, unico vero bene realmente monetizzabile di un club calcistico. Il Manchester United è stato acquistato da Glazer nel 2015 con una operazione simile anche se non identica perché, tecnicamente, il Milan non è stato acquisito con un leveraged buyout, bensì con una mera operazione a debito. Il principio tuttavia è comune: investire sulla capacità di incremento futuro dei ricavi del club con un piano importante di commercializzazione del marchio in paesi orientali. Non a caso in 10 anni, lo United ha più che raddoppiato i suoi ricavi e la cosiddetta scommessa Glazer si può ritenere vinta.

Qualcuno sostiene che nei prossimi mesi Yonghong Li non sarà in grado di restituire il prestito di 303 milioni concessogli da Elliott con due tassi di interesse diversi ma comunque alti (11,5 e 7,7). Premesso che, anche se così fosse, a pagarne le conseguenze sarebbe il solo Li, chi sostiene ciò ignora alcuni fatti preponderanti. Ignora sicuramente che Elliott è un fondo che presta i soldi solo dopo aver verificato più volte le garanzie dei creditori. Ignora che Yonghong Li ha impiegato oltre 400 milioni di euro propri per acquisire il club e che il closing milanista è stato rinviato solo ed esclusivamente a causa del blocco della fuoriuscita dei capitali dalla Cina, decisione governativa forse discutibile nel merito, ma non nel suo effettivo contenuto. Ignora, infine, che nel Consiglio di Amministrazione del Milan siede un tale che si chiama Lu Bo che, nella vita, fa il direttore generale di Haixia, una delle aziende a partecipazione statale che sta dietro Yonghong Li. Non opinioni pertanto, bensì fatti coi quali sarebbe utile confrontarsi.

2) Chi esalta Suning e degrada la proprietà cinese del Milan commette un errore di valutazione clamoroso. Per capire ciò è importante ragionare su come sono avvenute le operazioni di acquisto dei due club meneghini. Nel 2013, Thohir acquistò l'Inter per una cifra molto bassa e per garantire l'ordinaria amministrazione offrì un prestito al club di oltre 100 milioni di euro ad un tasso superiore all'8%. Stipulò inoltre un prestito di 300 milioni con Goldman e Sachs che, nel 2016, preoccupata per la crisi di liquidità del club, portò la Suning come acquirente. La Suning, a sua volta, investì 140 milioni per comprare il 68% dell'Inter. Di tale somma, 4,2 milioni furono destinati ad aumentare il capitale sociale del club mentre il resto fu dovuto per pagare il sovrapprezzo ad ErickThohir.

Suning non solo non ha modificato le condizioni del prestito della Goldman e Sachs, ma ha addirittura fatto contrarre un altro prestito all'Inter di altri 180 milioni al tasso dell'8% col fondo lussemburghese Horizon. Alla fine della fiera pertanto, il costo intero di queste operazioni è stato scaricato sull'Inter che, ad oggi, ha circa 200 milioni di debiti con Goldman e Sachs e circa 180 milioni di debiti con il fondo Horizon. I cinesi del Milan invece, come primo atto della nuova gestione, hanno azzerato i debiti con le banche ed i nuovi debiti contratti dal Milan sono di circa 120 milioni di euro su un fatturato di oltre 200. La vulgata sostiene che Suning sia una grande proprietà, mentre Yonghong Li sia un avventuriero senza scrupoli. Qualcosa non torna se la matematica non è una opinione e se è vero come è vero che i debiti dell'Inter sono quasi quattro volte quelli del Milan. Beninteso: nemmeno l’Inter rischia di fallire perché ha dietro una proprietà solvibile, tuttavia la sua esposizione debitoria è nettamente superiore a quella del Milan, pur a fronte di un fatturato minore. Anche qui parliamo di fatti e non certamente di congetture.

Infine sia consentita una domanda retorica per smontare una considerazione bizzarra. Come fa James Pallotta a criticare il Milan che ha un debito che rappresenta circa la metà del suo fatturato annuale, quando egli stesso si trova alla guida di un club (la Roma) che ha un debito che assorbe quasi l'intero fatturato annuale? Nell'attesa di trovare risposte a quest'ultima e singolare domanda, non possiamo che registrare l'ennesima iscrizione al partito dei castori che, alle prossime elezioni, potrebbe superare nei consensi il partito degli astenuti.