Siviglia, Elgranderby è davvero diverso da tutte le altre partite

Siviglia è divisa fra il barrio operaio del Betis e quello nobile del Siviglia

di Enrico Leo

L'hanno chiamato “Elgranderbi”. E se tutto questo succede nel campionato del triumvirato Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid, vuol dire che la stracittadina tra Sevilla Fútbol Club e Real Betis Balompié, non può essere una gara come tutte le altre. Il biancorosso contro il biancoverde. Una città divisa in due dal fiume Guadalquivir, ma anche del tifo. Da una parte il barrio dell'Heliopolis, la parte umile ed operaia del capoluogo andaluso, sede del Benito Villamarin, confortevole casa del Betis. Dall'altra il Barrio de Nervion, zona nobile della città, tana degli aficionados più caldi del Sevilla dove è ubicato anche il leggendario impianto del Ramón Sánchez Pizjuán, teatro della semifinale mondiale tra Germania e Francia nel 1982 e del duello numero 127 tra le due squadre. Una rivalità lunga più di 100 anni, che risale ai primi vagiti del '900, in piena Belle Epoque e che nel corso degli anni non si è mai affievolita,anzi. Basti pensare all'idea di condividere lo stadio. Qualcuno ci ha anche provato, ma ad oggi lo Stadio Olimpionico de la Cartuja, ultimato nel 1999, ospita concerti degli Ac/dc o degli Iron Maiden e non le imprese di Betis e Sevilla.

I precedenti parlano di 58 vittorie per i padroni di casa, 37 per il Betis e 31 pareggi. Entrambe le compagini arrivano a questo scontro dopo due pareggi. 2-2 casalingo per i biancoverdi, 1-1 in trasferta ad Eibar, in terra basca, per il Sevilla. Domani sera, per novanti minuti, la quarta città di Spagna per grandezza e importanza, si ferma. Perché "el derbi de Sevilla", va aldilà della mera rivalità metropolitana. Il Beti, come lo pronunciano in città, e il Sevilla, rappresentano due maniere di vivere il calcio diametralmente opposte. “¡Viva er Beti manque pierda!” (Viva il Betis nonostante perda) è lo slogan che capeggia sul sito ufficiale della squadra diretta dall'uruguaiano Gustavo Poyet. Nobiltà e blasone sull'altra sponda, con il santone argentino Jorge Sampaoli, chiamato a guidare la Transición biancorossa, dopo il decennio “dorado” di successi, soprattutto europei, con Juande Ramos ed Unai Emery sulla plancia di comando. Due formazioni ancora ricche di punti domanda sui singoli, ma con un'identità tecnica chiara e precisa. Il bielsismo 3.0 del Siviglia contro il bilardismo, riveduto e corretto in salsa celeste, del Betis. Vazquez contro Joaquin, Vitolo contro Dani Ceballos, Vietto contro Ruben Castro. Quanti duelli, quanti temi, quanti crack pronti a darsi battaglia fino all'ultimo tackle, specialità in cui si distingue, ad esempio, anche l'ex viola Piccini, idolo e senatore indiscusso del vestuario verdiblancos. Si troverà di fronte il neo acquisto Salvatore Sirigu, che si contende il posto con Sergio Rico. Sfumature tricolori in quel di Sevilla, non solo nei toni delle "camisete" dei due team, ma anche tra i 22 in campo. "Elgranderbi" è questo e molto altro.

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