Per Enrico Nicolini la fede calcistica e il derby sono una cosa seria

Nicolini: al cuore del derby non si comanda - Si può essere professionisti e anche innamorati di una bandiera

di Marco Varini

Leggi Enrico Nicolini, scopri un cuore doriano. In un calcio da tempo più legato ai soldi piuttosto che all’aspetto affettivo, fa notizia quanto accaduto a Genova. Nicolini è lo storico collaboratore di Andrea Mandorlini, ma anche ex giocatore (e tifoso) della Sampdoria, per questo non seguirà il tecnico nella sua nuova avventura al Genoa. Una scelta che pochi potevano aspettarsi, ma che denota grande rispetto per i suoi trascorsi doriani, e per la stessa tifoseria della Samp. Questa volta il calcio, e i valori, hanno battuto il dio denaro.

Ma nella storia non è sempre stato cosi. Il caso più eclatante, che tutti ben conoscono, è il famoso passaggio di Roberto Baggio (che ha appena festeggiato i suoi 50 anni) dalla Fiorentina alla Juve, nel 1990. Un trasferimento senza eguali, se consideriamo che proprio quella fu la scintilla della “guerra calcistica” tra Juve e Fiorentina, una battaglia che và avanti ancora oggi. Nel 2000 un altro grande passaggio, altrettanto famoso, ovvero quello di Luis Figo, che passò dal Barcellona al Real Madrid. Quel trasferimento gli costò l’appellativo di mercenario, e rimane, ancora oggi, una freccia nel cuore dei milioni di tifosi Blaugrana. Trasferimenti che hanno riguardato anche un certo Zlatan Ibrahimovic, che ha giocato nelle 3 grandi squadre italiane, Milan, Inter e Juventus. Ma lo svedese non era una bandiera. Bandiere che sono invece state Maldini, Zanetti, Del Piero e Totti. Quest’ultimo ancora in campo e legato come non mai ai colori giallorossi.

Anche tra gli allenatori non potevano mancare casi importanti. E’ ancora ben scolpita la famosa frase che pronunciò Fabio Capello sulla panchina della Roma, “non potrei mai allenare la Juve”. Qualche anno dopo l’ex rossonero si siederà proprio sulla panchina della Juve, dove si renderà protagonista degli scudetti vinti sul campo, poi annullati con la nota vicenda di Calciopoli. Ma il caso (forse) più importante è certamente quello che riguarda Leonardo. Nel 2011 il brasiliano, dopo essere stato sia allenatore che dirigente del Milan, passa sulla panchina dell’Inter, i rivali cittadini. Da li nascerà la nota coreografia del derby scudetto 2010-2011 e la rabbia che, ancora oggi, i tifosi rossoneri hanno verso il brasiliano. In questo senso hanno la loro importanza le parole di Carlo Ancelotti, storica bandiera rossonera, che ha più volte dichiarato “non potrei mai allenare l’Inter”. Un senso di appartenenza ai propri colori, a quanto pare, sembra esserci ancora. Un valore importante in un mondo, come il calcio di oggi, più legato ai soldi che alla storia.

 

 

 

 

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