Niente Cina per Cassano, anche le cassanate sono un lontano ricordo

Cassano: zero notizie e zero prospettive, dopo la chiacchierata con Juric

di Luca Uccello - @Lucaucce

Meno di un mese per decidere se restare nella sua 'amata' Sampdoria o tornare protagonista. Una finestra per uscire da un incubo, saltare fuori da una prigione, tornare giocatore, di quelli che sanno far divertire ma anche soffrire la gente, chi lo ama ancora. Un mese per prendere una decisione, un'altra ancora dopo quella di restare sul mare, con la sua famiglia e da nessun'altra parte se non Genova. La vita di Antonio Cassano è cambiata. Non è migliorata ma basta farsi una risata e non prendersela. Ci sta riuscendo. Ora si allena con i bambini, non suoi. Con i ragazzi di Ciccio Pedone sul campo vicino a quello dei grandi, in quello dove lui ci starebbe ancora bene. Ride, scherza e disegna calcio per i piccoli, per chi vorrebbe diventare come lui. Non ha perso la voglia di sorridere e nemmeno la testa dura. Non può parlare, gli hanno cucito la bocca, ma un strappo alla regola l'aveva fatto a fine novembre, all'amico Valerio Staffelli, lanciando una bomba a mano o forse un semplice petardo di contrabbando: “Mi hanno detto che sono vecchio. Gallina vecchia fa buon brodo ma io sono un fantasista, occhio a gennaio che qualcosa...”. Per il momento nulla bolle in pentola. Niente se non qualche offerta americana già rifiutata, nessuno se non Dubai e qualche altra squadra nel deserto. Nemmeno la Cina si è fatta avanti per il momento ma intanto lui, laggiù, non ci andrebbe mai.

Mai nemmeno al Genoa? Una lunga chiacchierata con Ivan Juric se l'è fatta, con Preziosi in passato anche. Amici non nemici, ma Genova è all'antica e non lo perdonerebbe mai. E poi ci sono i genoani, quelli veri, duri e puri che non lo vorrebbero mai vederlo con la loro storica maglia indosso. Siamo in due. Nessun Purgatorio, solo un Inferno, ma vissuto col sorriso di chi sa che prima o poi tornerà a correre per i tre punti, per vincere una partita che conta. Mesi difficili per uno come lui, non c'è dubbio. Ma ha tenuto duro, si è allenato prima da solo, a orari chiusi al pubblico, si è cambiato con i magazzinieri ma senza vergogna, senza mai nessun problema. I tempi delle 'Cassanate' sono lontani, anche lui ha una certa età, una moglie e due creature. Maturo, diverso, più esperto, pronto a voltar la pagina e a dire fine. Quella no. “Lo deciderò io quando smettere, non gli altri”. Me lo disse un giorno, fuori da Bogliasco, dopo aver cercato di investire (si fa per dire) Schick. Un saluto e la convinzione che potesse vincere lui questa battaglia come fu, qualche anno fa, per Angelo Palombo. Stesso esilio, ragioni diverse. Ma l'amore per la Samp, per la città e chissà per cos'altro ancora lnon l'ha mai fatto cambiare idea, indietreggiare. E tanti l'avrebbero fatto, l'hanno fatto

Il peccato originale nasce nel credere che questa Sampdoria non potesse farcela senza di lui. L'ha pensato Massimo Ferrero inizialmente pagandogli il ritiro estivo a Ponte di Legno, l'ha pensato Antonio buttando via le chiavi della fuori serie targata Virtus Entella arrivata davanti a casa per prelevarlo e accompagnarlo dove il calcio è corsa, sacrificio e qualche calcio di troppo, altro che qualità. Quella macchina è andata e non è detto che torni indietro a riprenderlo...Errore o no da questa posizione non si torna indietro e si rischia così di perdere un altro numero 10 del calcio italiano. E poco importa se sulle sue spalle c'è un altro numero. Un 99 che manca al campionato. Mancano le sue carezze al pallone, manca il saper mettere il proprio compagno davanti al portiere, manca anche il suo modo diretto di dire le cose, i suoi scherzi, quella mano davanti alla bocca per non far sapere il suo pensiero in campo. Certo, c'è anche chi la pensa diversamente e sono in tanti a dire il vero. In molti che l'hanno ormai messo da parte, dimenticato come se fosse già passato. Il calcio si sa, ti dà tanto ma ti toglie anche moltissimo e la riconoscenza non esiste. Ecco, appunto…