Cassano e il mondo Samp, da chiacchierone a traditore il passo è breve...

I blucerchiati a Cassano: sei stato tu a volerci e sei stato tu a tradirci!

di Luca Uccello - @Lucaucce

Se la storia si potesse riscrivere Antonio Cassano oggi sarebbe ancora il numero 99 della Sampdoria. Ho pochi dubbi. Troppo forte per non crederci. E invece no. Non si può riscrivere, nemmeno una riga. Non si può tornare indietro e nemmeno dimenticare gli insulti al nostro Presidente, le offese ad un Signore, un uomo che ci ha regalato tanto, chiesto indietro poco. Sono passati sette anni ormai da quel giorno. Ti sei pentito, hai chiesto scusa, in mille lingue, anche in italiano. Hai fatto quello che dovevi fare e dopo aver vinto qualcosina e mandato ovviamente a quel paese Milan e Galliani, l'Inter e Mazzarri, poi il Parma hai fatto nuovamente di tutto per tornare dove sei rinato, andando controcorrente pur di arrivare nel tuo porto. Volevi tornarci e Massimo Ferrero ti ha accontentato anche se per poco, per colpa non sua, ma di Romei. Ma nel dubbio, per paura che Zenga avesse la meglio ci hai provato anche col nemico di sempre, col Genoa, con Enrico Preziosi. Forse ti avrebbe anche preso, non si capirà mai, di certo ha preferito allungare la propria esistenza a Genova e dirti saggiamente: 'No grazie Antonio, è meglio di no'. Ma tu ci hai riprovato e questa volta hai deciso di non nasconderlo, quasi di vendicarti, di ferire qualcuno. Non certo la società ma solo i tifosi, chi ti ha voluto bene, forse fin troppo a questo punto...

Con la Sampdoria è finita male, è vero. E per una volta non è colpa tua. Non sei stato trattato con rispetto, da campione, in un anno dove saresti potuto ancora servire, anche se la classifica direbbe il contrario. A Giampaolo andava bene così, giovani soldatini (un termine a te caro...) da istruire sul campo di battaglia e tu, con la tua anarchia, non gli servivi più, nemmeno con la Primavera. Ma non è questo il problema. Non sei stato mai una bandiera (hai girato mezza Italia) ma solo una grande giocatore, uno dei più grandi forse che sia passato per questa città, che abbia vestiti i nostri colori. Ma in campo è una cosa, fuori un'altra. Ti ho sempre difeso e cercherò di farlo ancora in futuro se ci sarà l'occasione. Se mai qualcuno vorrà dimenticare troppo in fretta quello che hai fatto per noi. Ma a tutto c'è un limite e il mio cuore, il mio amore calcistico per te ha sofferto, è venuto quasi meno. E' stato come un terremoto interiore. Tutto distrutto, raso al suolo. Mi è rimasto un sorriso, di quelli inespressivi. Fisso, perso come lo sguardo verso quella pagina di giornale, le tue parole verso la famiglia Preziosi (porto molto rispetto anch'io per Enrico e suo figlio Fabrizio anche se lo conosco meno rispetto al padre), verso quello che potevi fare e che per fortuna non è successo. “Se la classifica del Genoa fosse stata migliore, Fabrizio mi avrebbe fatto il favore di farmi allenare al campo di Pegli...”. Un pugno allo stomaco mi avrebbe fatto meno male. Ci hai provato ancora a distanza di pochi mesi. Prima avevi cercato di convincere a tavola Juric, poi ancora Enrico. Missione doppiamente fallita. Ma ti rendi conto di cosa sei riuscito a dire? Che avresti indossato anche per gioco la divisa del Genoa. La squadra rivale della Sampdoria se te lo fossi mai dimenticato. Non è possibile. E' inaccettabile sentirselo dire come se fosse la cosa più normale sulla terra. Non è così caro Antonio e te lo dice uno che ha sempre fatto il tifo per te, pur sapendo che a te di vestire una maglia piuttosto che un'altra poco importa. Per te l'obiettivo era tornare a Genova e stop. Ma a Genova la maglia ha ancora un valore. Vale per noi come per loro e viceversa. Ci sono tanti che non ti hanno mai perdonato niente, chi ti ha dimenticato in fretta, chi ti ha rimpianto, chi ancora avrebbe voluto vedere giocare a pallone come sai fare tu. Ma così hai perso, hai voluto perdere l'affetto della tua gente, quella che ti ha amato e portato su un palmo di una mano per lungo tempo, schierandosi dalla tua parte anche quando avevi torto. Ora però è davvero troppo. Mi sento tradito anch'io. Se volevi continuare ad allenarti potevi andare a farlo all'Entella. Se volevi giocare potevi farlo lì aspettando l'estate, un offerta che Antonio crede e spera possa ancora arrivare dalla A. Ma per te qui a Genova le porte del Mugnaini sono chiuse, per sempre.