Un presidente discreto che non sa di calcio e un allenatore senza autorità

Settembre e Ottobre, i mesi orribili di Tavecchio e Ventura

di Max Bambara

Le valutazioni sull'opportunità sono ciò che discerne gli esseri pensanti dagli animali. In una vicenda come la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali di calcio, non è possibile non farne. Ed allora, diviene naturale rilevare alcuni aspetti globali che si intersecano e creano un miscuglio singolare di inadeguatezza e parossismo. Sia consentita intanto una breve premessa: la sconfitta, anche la più cocente, fa parte del gioco e va accettata. Chi tratta i protagonisti di questa Nazionale come gli uomini peggiori del mondo solo per il loro fallimento, commette un errore di metodo e, conseguentemente, di merito. Carlo Tavecchio è stato un più che discreto presidente di Federazione, anche in ragione del contesto storico in cui è maturata la sua elezione. Da sportivo, prim'ancora che da tifoso, gli riconosco l'introduzione del VAR e dei sensori sulle porte. Tutto ciò che porta il calcio ad essere più trasparente va salutato con gioia. Di contro però, Tavecchio si è dimostrato un presidente federale che mastica poco il calcio giocato. La scelta di Ventura alla guida della Nazionale è stata molto discutibile. La mancata lettura sul generale che stava perdendo il consenso del suo esercito a settembre, è stato un errore madornale. Andava ammesso pubblicamente. La sua autoreferenzialità del momento sta ledendo la sua immagine molto più delle presunte frasi razziste di tre anni prima. Non regge in tal caso l'attenuante dell'ingenuità. Sussiste semmai l'aggravante dell'inadeguatezza. Per svolgere quel ruolo devi sapere di calcio. Devi percepirlo, leggerlo, capirlo. Tavecchio queste qualità non le aveva e non le ha. Discorso analogo per Ventura. Buon allenatore nella sana provincia italiana, buonissimo architetto di squadre da costruire con pane e salame. Appena lo step diventa più alto però, le vertigini si appropriano di lui sino a renderlo allenatore a metà. L'altra metà finisce in quella sfera dell'ignoto che solo l'analisi del subconscio può spiegare. Ognuno ha un suo posto nel mondo. Spesso, chi è re nei comuni, fa fatica in provincia e se arriva in una metropoli perde il senso dell'orientamento. Anche in ciò, il calcio è metafora della vita. Il senso o, se permettete, il non senso degli ultimi due mesi di Ventura, si racchiude in quella frase pronunciata il giorno dopo la debacle contro la Svezia. In essa Ventura elogiava il suo rendimento da C.T.. Se voleva fornire una caricatura di sé stesso ci è riuscito perfettamente. C'è poi spazio per i giocatori della vecchia guardia. I Buffon, i Barzagli, i De Rossi. Indiscutibili come calciatori e nel loro valore assoluto. Sia consentito dire tuttavia che il loro peso specifico nello spogliatoio azzurro, negli ultimi anni, era divenuto sin troppo forte. Tutto ciò, probabilmente non è stato un bene e solo la grandezza tecnica di Antonio Conte ha impedito un trittico di risultati azzurri disastrosi a cavalo fra il 2014 ed il 2017. Il Buffon che parla di credito accumulato dall'Italia nella partita di andata in Svezia, ricorda una di quelle uscite a farfalle tipiche dei portieri alle prime armi. Non ricorda certamente un grande numero uno che indossa la fascia di capitano della Nazionale e che, facendo così, non contribuisce ad onorarla. Non è la prima uscita inopportuna del numero uno della Juventus e, probabilmente, non sarà l’ultima. Il capitano della Nazionale deve unire. Lui, da troppo tempo, era un elemento divisorio. Il Barzagli che stava per andare al Mondiale da titolare inoltre ricorda tanto il canto del cigno che Fabio Cannavaro fece in Sudafrica nel 2010. Arriva un momento in cui un professionista deve capire quando fermarsi perchè il peso della gloria non può intralciare la strada della Nazionale. Infine in merito alla sceneggiata di De Rossi in panchina durante Italia Svezia, si può solo rilevare come essa sia indicatrice di un gruppo incapace di riconoscere anche una minima autorità dell'allenatore. Un errore troppo grave per essere commesso da gente esperta e navigata perchè la squadra, nel suo concetto valoriale più alto, viene sempre prima delle beghe personali e delle diversità di vedute. Così non è stato in questa triste vicenda che si è chiusa con l’epilogo peggiore che si potesse immaginare.

 

 

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