La resa dei conti Mihajlovic-Berlusconi

Mihajlovic-Berlusconi: era destino che finisse così...

di Max Bambara

Chi scrive pensa che Sinisa Mihajlovic sia un ottimo allenatore. E crede anche che, in un’ottica generalista, sia stato molto sottovalutato in questi ultimi anni. A Genova Mihajlovic ha recuperato giocatori che apparivano persi al calcio di Serie A come Eder e De Silvestri. Ha scoperto Soriano, ha fatto vedere il miglior Gabbiadini, ha fatto sembrare un signor centravanti il buon Okaka. Al Milan ha seminato con giudizio: Donnarumma, Romagnoli, Niang. Meriti che nessuno può togliergli. Ed a Torino, oggi, ha già lanciato Barreca, valorizzato Benassi, dato smalto a quel talento strano, sconfinato e discontinuo che risponde al nome di AdemLjaic. Tuttavia Mihajlovic ha un limite che, nelle interviste delle ultime settimane, ha evidenziato in maniera palese. Mette il suo carattere e la sua infinita personalità come un totem intoccabile che sta dinanzi a tutto ed a tutti. C’è una frase che colpisce del suo rancore slavo verso Berlusconi. “Se mi chiami sai cosa ti aspetta”. E’una frase forte, evocativa, pienamente in linea col personaggio. Ma è anche una frase che rivela il suo reale limite. Se vai in un grande club, sei tu che devi modellarti alle icone. Non puoi pretendere che siano le icone ad adattarsi al tuo carattere. Se un grande club ti apre le sue porte devi entrare in punta di piedi, senza far rumore. Al Torino puoi agitare i piedi sul selciato e sbattere i pugni sul tavolo, perché la tua storia di calciatore pesa di più della storia recente del Toro. Al Milan no. Soprattutto se nel tuo curriculum di allenatore non ci sono vittorie e titoli. Quella frase, proferita con tono quasi di sfida, rievoca la conferenza stampa di presentazione di Mihajlovic nel luglio 2015 quando, con Berlusconi accanto, prese la parola ed alzò l’indice verso i giornalisti che avevano fatto qualche battuta sul presidente che fa la formazione. Forse fu quello l’inizio di un rapporto mai costruito perché non si poteva costruire. Troppo diversi, troppo distanti. Uno dei due doveva, per ovvie ragioni, venire incontro all’altro. Mihajlovic è arrivato al Milan pretendendo che fosse Berlusconi a farlo. Legittimo per carità, ma probabilmente non il modo corretto per entrare nei meandri di un club che è ricoperto di una storia aurea e che, proprio per quella storia, a Berlusconi deve tutto.