L'incomprensione fra presidenti e allenatori, vecchia quanto il calcio

Il presidente che critica e l'allenatore che sopporta, è il rito del calcio che non cambia mai

di Enrico Vitolo

Un po’ come due fidanzati che sono sempre sul punto di lasciarsi, può riassumersi così la vita vissuta sotto lo stesso tetto dagli allenatori e dai presidenti. Tutti, nessuno escluso. Dalla Serie A ai dilettanti, poiché è da prassi che il punto di vista sia disuguale in qualsiasi categoria. Altrimenti staremmo parlando di un matrimonio da favola e non più di un fidanzamento pronto per essere rotto. Per cui sarà sempre questo il leitmotiv, impossibile pensare che possa cambiare qualcosa in futuro. Ci sarà sempre, da parte di qualsiasi presidente, un complimento seguito poco dopo da una critica.Per di più molte volte inaspettata.Ma si sa, anche nei rapporti migliori gli screzi non sono mai mancati. In alcuni casi non sono bastati neanche i trofei, tanti, a dare una tregua agli screzi, e che siano stati grandi o piccoli conta poco. Lo dice, infatti, la storia del calcio. Ne sa qualcosa Ancelotti, quando ai tempi del Milan gli veniva imputato la scelta dell’albero di Natale a discapito del trequartista, ma anche Guardiola, mai apprezzato al Bayer Monaco per l’utilizzo costante del tiki taka, senza dimenticare Mourinho nel periodo vissuto a Madrid. Nulla di sorprendente quindi, seppur molte volte sia stato proprio il tema di discussione la sorpresa più grande. Una sorpresa tutt’altro che piacevole.

Che in molti casi tende a non cambiare mai, ad esempio che sia Ancelotti o Montella poco importa. In casa Milan, nell’era Silvio Berlusconi, la questione trequartista ha tenuto sempre banco, neppure le critiche rivolte a Zaccheroni nel 1998 per l’utilizzo della difesa a 3 e la richiesta costante nel corso degli anni del “bel giuoco” possono essere paragonate alle discussioni nate per “colpa” del numero 10. Che oggi, di fatto, non esiste nel Milan di Vincenzo Montella. Un po’ per scelta dell’allenatore, un po’ per contesti tattici ed un po’ perché Suso è ancora un numero 8 che sta studiando per diventare un vero trequartista. La strada sembra essere quella giusta, ma forse non può bastare per far convolare a nozze presidente e tecnico. Soprattutto perché a breve potrebbe anche cambiare il partner di Montella. Potrebbe cambiare a giugno, invece, quello di Maurizio Sarri, pronto addirittura a farsi da parte a fine stagione secondo i rumors partenopei. Questo perché a Napoli la convivenza appare essere molto più complicata, quasi ingestibile dopo tutto quello che è accaduto a Madrid. Da una parte il vulcanico De Laurentiis, dall’altra squadra e tifoseria che si sono posizionati immediatamente al fianco del proprio allenatore. Apprezzato ed ora anche coccolato. Ma chissà se basterà ad evitare la rottura. Già, perché molte volte si va anche oltre al semplice pensiero di volersi lasciare.