Juric, la classifica, l'Europa blucerchiata, di fronte al derby tutto in secondo piano

Sampdoria favorita ma tesa, Genoa sfavorito ma speranzoso: decide il derby da quale parte andare...

di Luca Uccello

E' una di quelle settimane, per fortuna ne capitano solo due all'anno quando va bene, che vorresti fosse già passata. Tutta colpa del derby, di quella adrenalina che si mischia con quella sensazione di paura di non farcela. Non riuscire a vincere. Vale per me come per gli altri. Per chi ha il sangue popolar blucerchiato come per chi si sente nobile e ce l'ha (rosso)blu', da Lord inglese. Nel derby di Genova numero 115, come in quelli passati non conta la classifica, non importa chi gioca in casa e chi no. Non vale nemmeno avere una squadra più forte sulla carta. Quella la spazza via la tramontana, con un soffio di vento che ti fa venire i brividi solo a pensarci. Il Genoa parte battuto, Juric cacciato, col popolo rossoblù pronto per fare l'ennesima rivoluzione, prendere la Bastiglia e far cadere Re Preziosi. Troppo facile, scontato come un film americano. Non è così, magari lo sarà.

Il derby si gioca col cuore, con la testa e grosse palle. Sono quelle che fanno la differenza. Chi ha voglia di giocare scenda in campo, chi non se la sente è meglio che stia a casa. Certo la Samp oggi è bella e impossibile da raggiungere per il Grifone. Il Doria è quello del preso in giro di continuo presidente Ferrero. Un nullatenente, un giullare, uno che non ha i colori blucerhiati dentro (ecc, ecc...) che sa però muoversi meglio di altri tra cornetti in tasca, santini nel portafoglio e sciarpa sempre in testa. Un Ultras? No, ma poco ci manca. Una Samp che ha un po' di tosse (Udine, primo tempo con l'Atalanta, ripetuta con l'Inter e per una sola mezz'ora col Chievo) ma non l'epidemia di punti che ha colpito i cugini, quella che fa pensare che sia un malato inguaribile. Non è così. Il professore Marco Giampaolo sta facendo lo psicologo per provare a non far cadere i suoi ragazzi nel più imperdonabile degli errori che si possano commettere in un derby: quello di scendere in campo senza la maglia della pelle. Quella è impressa, non si toglie mai. Nemmeno ad agosto sotto il sole. Siamo fatti così: gente di poche parole, mugugnona ma che impazzisce davanti a un pallone, che perde la testa per la propria squadra poi per una donna. Siamo gente che s'innamora dei propri colori e non li tradisce mai. Siamo fatti così e il derby lo dimostra. Buon derby a tutti...