Il gioco contro il risultato, l'eterno derby, il dibattito senza fine

Sacchi-Allegri - Bellezza del gioco e risultato del gioco: due concetti, in Italia, separati in casa

di Max Bambara

Le parole di Arrigo Sacchi nell'immediato post gara di Barcellona Juventus hanno, come al solito, suscitato il consueto vespaio di polemiche ed attacchi mirati. Sacchi ha sostanzialmente fatto i complimenti alla Juventus per il traguardo raggiunto, ma non ha potuto complimentarsi con Allegri per il tipo di gioco espresso. In effetti, tolto il primo quarto d'ora di gioco, la Juventus si è limitata solo a difendersi ed ha ottenuto una qualificazione in linea con il suo stile storico di gioco. Parliamo di un calcio all'italiana fatto di grande sacrificio, abnegazione, cultura delle coperture e della protezione della propria area. Sacchi che del calcio italiano è stato il grande rivoluzionario non poteva condividere un approccio al calcio del genere. L'obiezione che più è stata rinfacciata all'ex allenatore del Milan è che in questo modo Allegri ha ottenuto comunque il risultato e se vincerà la Champions avrà avuto ragione lui. Personalmente, sentendomi da sempre molto poco italiano, non ho mai condiviso questo approccio al calcio. Non esiste un solo modo di giocare. C'è chi punta sul gioco corale e c'è chi punta sulle giocate individuali. I primi danno al calcio una interpretazione da sport di squadra; i secondi ne danno una visione diversa. Il Chelsea di Roberto Di Matteo giocava un calcio simile e vinse la Champions League nel 2012. Il suo nome risulta sugli almanacchi e ciò non è discutibile, ma quella squadra non è rimasta nella storia del calcio. Tuttora invece si continua a parlare della grande Olanda che nel 1974 perse la finale di Coppa del mondo contro la Germania ma conquistò talmente tanto il pubblico da rimanere nell'immaginario collettivo come una squadra da ricordare.

In Italia, da sempre, separiamo il concetto di bellezza dal concetto di prestazione sul campo, trasferendo nella definizione di una prestazione di squadra aggettivi come “epica”, “monumentale”, che ben poco hanno a che vedere con il gioco del calcio. Allegri è un ottimo allenatore che ha una visione del calcio minimalista. Egli stesso ha spesso ricordato che quello che conta sono i risultati e non le prestazioni. Come può Arrigo Sacchi che, invece, del concetto di risultato attraverso il gioco è stato alfiere e maestro, condividere una prestazione di questo tipo? Pensarla diversamente non significa commettere reato di lesa maestà, bensì avere un'idea diversa del gioco del calcio, dei suoi valori primordiali e della sua dimensione sportiva. Perché Sacchi che, com'è noto, la pensa diversamente da Allegri, dovrebbe cambiare orientamento dalla sera alla mattina sulla base di un perbenismo d'opinione viscido e peloso? Chi scrive è nato e cresciuto col Milan di Sacchi sullo sfondo e con il Milan di Ancelotti come dolce compagno d'avventura dei propri vent'anni. Non ho mai amato l'Allegri allenatore del Milan pur rispettandolo come professionista. Non sopportavo, durante la stagione 2010-11, quel suo presentarsi davanti alle telecamere in tanti post partita con un pungente "non abbiamo rischiato nulla". Quel Milan aveva Nesta, Thiago Silva, Robinho, Pato, Seedorf, Van Bommel, Ibrahimovic, Cassano e Pirlo. Eppure il primo pensiero non era il gioco, ma la solidità difensiva. Legittimo da parte sua, ma questa mentalità non è la mia, non è quella di tanti milanisti che da Sacchi sono stati folgorati e non può essere quella di tanti altri sportivi italiani ed europei. Onore alla Juventus quindi perché il verdetto del campo per gli sportivi è sacro, ma per gli amanti del gioco quel tipo di prestazione e quella visione minimalista del calcio continua ad essere non condivisibile e non apprezzabile.