Il derby perso e il bisogno del Milan di dare un senso a se stesso

Il Milan e il trapianto di tanti giocatori: la difficoltà di assemblarli

di Max Bambara

Il derby di domenica sera dice essenzialmente che bisogna trovare un senso tecnico a questa squadra. Il Milan della scorsa stagione, fino a Doha, lo ha avuto. Al netto dei limiti di organico, quella squadra aveva 11 titolari in cui ogni giocatore veniva impiegato nel suo ruolo. Bonaventura da mezzala sinistra ha offerto la miglior versione di sè stesso. Kucka era un interditore puro che oggi manca. Paletta era un marcatore vero. Oggi il Milan è nettamente più forte come rosa complessiva. Ma difetta nella funzionalità. Se la difesa prende così tanti gol il problema è di struttura. Perchè Bonucci ha sempre reso al meglio giocando con a fianco un marcatore puro. Musacchio e Romagnoli non lo sono. Possono diventarlo magari, ma è un processo che richiede tempo. Kessiè rendeva al massimo in un sistema come quello di Gasperini in cui aveva a fianco un mediano d'incontro (Freuler) e le sue salite offensive venivano compensate da un giocatore tattico (Kurtic) che quì manca.

Non è vero che i giocatori bravi insieme riescono a giocare comunque. Le posizioni in campo ed i compagni che si muovono in modo funzionale, sono due variabili che ne determinano il rendimento. Basti vedere il rendimento di Insigne in Nazionale e confrontarlo con quello nel Napoli. Due giocatori opposti. La quadra si trova con le modifiche ma queste, nel tempo, hanno un costo. Soprattutto in termini di punti. Ad inizio stagione pensavo che si potesse essere esigenti con questa squadra. Mi sbagliavo. Forse in futuro si, ma oggi non è possibile. Le spalle di tanti giocatori non sono ancora abbastanza ampie. Serve semmai togliere pressione. Marco Fassone lo ha già intuito e le dichiarazioni di ieri vanno in questo senso. Una squadra è come una torta. Per darne un giudizio vero serve rispettare i tempi di lievitazione. Il rischio di una pietanza cruda è dietro l'angolo.