Festa social per Ranocchia, ma alla fine un Good Luck se lo merita

Per gli interisti era un chiodo fisso, ma il resto dell'Italia non doveva far partire Ranocchia a cuor leggero

di Giancarlo Fusco

Il trasferimento di Ranocchia all’Hull City è stato preso con ironia dai tifosi dell’Inter che, libaratisi dell’ormai ex numero 23, hanno dato vita ad ogni sorta di festeggiamento via social. La foto delle foto è sicuramente quella che immortala migliaia di tifosi nerazzurri sotto il duomo di Milano che esultano come se avessero vinto uno scudetto e con la scritta in grassetto che inneggia il nome del difensore. Ma perché tanto accanimento nei confronti di chi ad inizio carriera sembrava potesse seguire lo stesso percorso, se non addirittura migliore di Leonardo Bonucci? Eppure a dargli fiducia, facendolo debuttare nel mondo del professionismo, è stato proprio un allenatore che di giocatori talentuosi ne ha scoperti, Antonio Conte che, nella stagione 2006/2007 lo ha fatto esordire a soli 18 anni nel suo Arezzo.

Andrea Ranocchia, nonostante la retrocessione del club toscano al termine di quella stagione risultò tra i migliori della squadra, tuttavia nel suo destino c’era segnato proprio il nome di Conte che lo ritrovò in squadra al Bari nel 2008. Con l’attuale tecnico del Chelsea il difensore è riuscito a dare il meglio di se entrando di diritto nella lista dei difensori più promettenti del panorama calcistico italiano e internazionale, tuttavia, una volta passato all’Inter, come per magia qualcosa si è inceppato e l’Andrea Ranocchia ammirato nell’Arezzo e nel Bari si è lentamente dissolto come polvere nell’aria. Sempre oggetto di contestazione da parte del popolo nerazzurro, pagando colpe anche non sue; situazione questa che gli ha creato non pochi problemi perché non è mai semplice per nessuno entrare in campo e sapere di poter essere al centro delle ‘attenzioni’ proprio di chi, invece, dovrebbe accompagnare i tuoi 90 minuti con cori, per così dire, amichevoli. Ranocchia ha pagato a caro prezzo questa spiacevole situazione che lo ha costretto anche ad essere seguito da un mental coach, un amico con il quale parlare (come confermato dallo stesso difensore) perché non è facile per nessuno ritrovarsi ad essere l’unico colpevole delle disfatte di un’intera squadra alla sola età di 28 anni.

Eppure esattamente un anno fa c’è stata la rinascita di Ranocchia in quel di Genova con la Sampdoria di Montella che è riuscito a fargli riconquistare fiducia nei propri mezzi, cosa che gli ha permesso di disputare 6 mesi di campionato nuovamente ad alto livello prima di tornare nuovamente all’ovile dove ha trovato nuovamente un clima gelido nei suoi confronti e non va dimenticato che l’Inter di De Boer è stata tutto fuorché una squadra; eppure quelle volte che è stato in campo, Ranocchia è stato l’unico vero bersaglio della tifoseria che ha trovato in lui il capo espiatorio delle disfatte nerazzurre. La cosa più buffa di tutta questa vicenda è che il difensore è finito in Premier League, all’Hull City se pur in prestito, per potersi rilanciare; potremo farci tante domande sul perché di quest’operazione considerando che la squadra inglese vessa in pesanti problemi economici senza dimenticare il perché altri club italiani non hanno insistito più di tanto nel provare a tesserare Ranocchia, quel ragazzo sempre apprezzato dai tecnici, a partire da Conte per finire a Ventura ct della Nazionale, la stessa Nazionale che ha onorato nell’ultimo disastroso Mondiale in Brasile; poiché sappiamo che la colpa neanche in quel caso è stata sua. A questo punto, a giochi fatti, non ci resta che dire: Good luck Ranocchia.