Buffon, quello del gufo è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo...

Senza violenza e senza eccessi, ma quello del gufo è un ruolo che fa parte del calcio...

di Marco Varini

Un tema caldo e spinoso tiene banco negli ultimi giorni, quello delle “gufate”. Non è certo una novità per il nostro Paese e l’ultimo caso arriva dal post finale di Cardiff. La Juve perde la finale di Champions, e la possibilità di fare il tanto atteso triplete, e il pubblico dei non juventini sfoga la propria gioia, sui social e non solo. Nulla di strano fin qui, ma ad incendiare la discussione sono state le parole di Gigi Buffon.

Il portiere bianconero infatti, durante il ritiro della Nazionale, ha dichiarato “Gufate dopo Cardiff? Orgoglioso di non essere come loro”, riferendosi ai tifosi. La dichiarazione, ovviamente, ha da subito creato discussioni. E’ la prima volta infatti che un calciatore si esprime in modo cosi netto su una vicenda che fa comunque parte del calcio e dello sport. I non milanisti non erano forse contenti dopo la finale di Istanbul del 2005? I non interisti non erano amareggiati dopo la finale di Madrid del 2010?

Da non sottovalutare è proprio la provenienza di queste parole. Se nessuno infatti può mettere in discussione il Buffon calciatore, qualche dubbio è lecito porto sul Buffon extra-campo. Tutti ricordano le famose dichiarazioni “meglio due feriti che un morto” o quelle dopo il famoso gol-non gol di Muntari, “se anche avessi visto la palla in rete non l’avrei detto”. Parole che non vanno certamente in direzione dei valori dello sport o di una morale, quella stessa morale che il numero 1 bianconero ha messo in discussione con le parole dei giorni scorsi. A questo si aggiunge una foto circolata negli ultimi giorni, nella quale il portiere bianconero tiene in mano un cartello poco carino sull’ormai famoso 5 maggio ’02, lo scudetto perso dall’Inter, (e vinto dalla Juve) all’ultima giornata. In quel momento, probabilmente, Buffon era un tifoso.

Tifosi, come quelli che hanno esultato per la sconfitta della Juve in quel di Cardiff. Non è bello essere felice per una sconfitta altrui, in un mondo perfetto si dovrebbe sempre tifare per la squadra del proprio paese, ma non c’è nulla di male nello sfottò, quando questi non sfocia nella violenza. Più grave è quanto successo a Torino in piazza San Carlo, la sera stessa di Cardiff, che poteva trasformarsi in una tragedia. Sono molti i problemi del calcio italiano, (per esempio la spinosa vicenda legata ai Diritti TV), le “gufate”, o esultanze alle sconfitte altrui, non ci sembrano tra questi. Fa parte del folklore dei tifosi, senza di essi infatti il calcio non esisterebbe.