A Milano derby cinese, nel resto d'Italia derby orgogliosamente italiani

Il derby di Milano è sulla via della seta - Dalla Roma filoamericana al made in Italy di Genova e Torino

di Angelica Cardoni

Milano cede all'Impero dell'Est - Il derby di Milano in futuro potrebbe parlare solo cinese. E' vero, in casa Milan si attende ancora il closing con la cordata Sino Europe Sports, ma la stracittadina meneghina sembra confluire sempre di più verso la totale proprietà orientale. E forse in pochi avrebbero scommesso su un cambiamento così radicale. Una svolta che supera gli schemi di gioco e che coinvolge e, perché no, stravolge le tradizioni, la cultura e le abitudini di una città intera. Del resto, il derby di Milano è un capitolo di storia con molte pagine da sfogliare. A partire da quel lontano 18 ottobre 1908, quando per la prima volta Milan e Inter si fronteggiarono a Chiasso in amichevole e si salutarono con la vittoria dei rossoneri per 2-1. Per poi passare agli anni '60 con talenti come Rivera da un lato e Mazzola dall'altro, fino ad arrivare agli anni di Berlusconi, del trio esaltante Gullit, Rijkaard e Van Basten e di Moratti. Il derby si è tinto di colori forti, in grado di esprimere al massimo il senso di appartenenza, l'orgoglio e il legame con la città protetta dalla Madonnina. E probabilmente il match di domenica continuerà, almeno sui tifosi, a produrre lo stesso effetto di sempre ma con un retrogusto orientale da scoprire e magari anche da apprezzare. Certo è, che sarà una sfida anomala, accompagnata dal fascino dell'ignoto, con Milan e Inter reduci da giorni decisivi. Per Berlusconi sarà la sua ultima volta da presidente, per Suning la prima e per di più con un nuovo condottiero in panchina, Stefano Pioli. Per Milan e Inter dunque, ormai rivolti verso i panorami dell'Est, non potrà essere un derby come tanti. Certo è che potrebbe precedere un derby a mandorla a tutti gli effetti.

Roma, derby filoamericano – Se c'è una città che ha ceduto al fascino degli americani è la Roma giallorossa. Esattamente da quando la società è passata nelle mani di Pallotta e dei suoi collaboratori. E anche questo è un capitolo da evidenziare per intero, con la matita rossa. La fine della gestione della Roma da parte della famiglia Sensi infatti non è stata una semplice parentesi. Sì perché i Sensi hanno dato tanto alla Roma e la Roma ha saputo ricambiarli. 18 agosto 2011, si apre il sipario su una nuova fase del club capitolino: gli americani sbarcano a Trigoria, Pallotta è tra i quattro co-proprietari della società fino a poi a diventarne presidente. Nuovi traguardi, nuovi bilanci, nuovi obiettivi. Uno tra tutti? Il nuovo stadio di Tor di Valle, reduce dal primo sì della giunta Raggi, voluto da Pallotta e dai suoi collaboratori. E proprio in quella cornice, cuore caldo della Roma giallorossa, in futuro si potrebbe giocare il derby della Capitale, contro i cugini di patron Lotito.

Genova e Torino, orgoglio patriottico – A Genova e Torino il marchio di fabbrica continua ad essere italiano. E' il caso del derby della lanterna, tra i più sentiti d'Italia, una partita preparata da settimane prima e ricordata nel corso delle settimane successive, con uno spettacolo di suoni, colori e striscioni. Dal lato del Genoa c'è Preziosi, dal lato della Sampdoria c'è Ferrero che tengono le redini delle due società al riparo dalle influenze dell'estero. Ma il loro derby non è l'unico totalmente italiano. Lo è anche il derby della Mole, con Cairo e gli Agnelli che continuano a gestirlo nel segno dell'orgoglio patriottico. Insomma, il made in Italy non sembra passato di moda. Certo, almeno per ora.