Una soluzione, una volta per tutte, niente Paracadute a chi fa meno di 30 punti

Uno dei tanti ostacoli ad una Serie A sempre più competitiva: il Paracadute, con tutte le sue distorsioni e tutte le sue coperture - Ma i rimedi non mancano

di Mattia Marinelli

Cos'è il paracadute? 60 milioni a disposizione: 30 per le squadre che hanno alle spalle almeno 3 anni di militanza in Serie A, 10 per le squadre neopromosse. In soldoni, se dovessero retrocedere tre neo-promosse verrebbero immediatamente erogati 30 milioni ripartiti fra le tre e gli altri 30 milioni resterebbero nel Fondo per i Campionati successivi sia di A che di B. Se invece dovessero retrocedere due squadre con 3 anni di A alle spalle (poniamo Palermo ed Empoli) e una neo-promossa (il Pescara), spetterebbero 25 milioni alle prime due e 10 agli abruzzesi, con zero euro messi da parte per gli anni successivi. Altro caso: retrocedono il Palermo con 3 anni di A alle spalle (30 milioni) e due neo-promosse (10 milioni a testa), ecco allora che 10 milioni vengono lasciati in deposito a futura memoria, perchè se il Palermo la prossima stagione dovesse rimanere in Serie B recupererebbe altri 15 milioni. Perchè ne parliamo? Perchè l'esistenza del paracadute trasforma il paracadute fra Serie A e Serie B in un incentivo all'ascensore. Ondeggiare, salire e scendere, fra la Serie A e la Serie B significa in un anno nella massima serie incamerare i proventi dei diritti tv, i soldi di cessioni eccellenti (ad esempio Lapadula) e le risorse del paracadute, insomma rifugiarsi in un assistenzialismo fine a sè stesso. La retrocessione dovrebbe essere invece vissuta come un danno sportivo da combattere per tutte le squadre di A.

Perchè si è arrivati al paracadute? Perchè ogni 3 anni i n Lega ci si divide, si litiga forte, e per trovare mediazioni sempre più estreme e per fare sempre più concessioni alle piccole, bisogna sintetizzare i lavori con una delibera per la quale bisogna avere almeno i 3/4 dei voti, almeno 15 squadre. Dal momento che negli ultimi 10 anni sono solo 8 le squadre che hanno sempre militato nella massima serie (Juventus, Roma, Napoli, Lazio, Milan, Inter, Fiorentina e Udinese), qualcuno che ha paura di retrocedere c'è sempre, anzi più di qualcuno. Ecco allora il paracadute: retrocedo? Pazienza. Ci sono squadre che hanno evitato il fallimento, grazie ai milioni di euro incamerati grazie alla retrocessione. Qui non si tratta però di accanirsi sul Verona, sul Pescara o sul Palermo o su chicchessia. E' un falso problema. Quello vero è che le squadre votate quasi per forza d'inerzia a non salvarsi, abbattono una quota consistente di valorizzazione del prodotto Serie A. E se il prodotto Campionato è poco competitivo, poco avvincente e poco spettacolare, con sempre meno partite equilibrate e combattute, ci sono poi tre danni: sulla vendita dei diritti tv, sulle sponsorizzazioni e sulla vendita dei biglietti. Un possibile rimedio c'è: Paracadute? Sì, ma solo a chi totalizzano almeno 30 punti in classifica. Bisogna tornare al merito sportivo, 30 punti sono una buona quota, vuol dire che la tal squadra si è battuta, non si è indebolita, ha lottato fino alla fine. 30 punti, un ammortizzatore di buon senso, non un costo assistenziale a fondo perduto.

Altro problema del calcio italiano: l'impoverimento complessivo. Stanno lasciando, sempre più, ogni Campionato che passa, i mecenati. Quelli che, da fuori, con ricchezze accumulate in altri ambiti, riversavano tanti soldi sul calcio. E' una pioggia che il calcio italiano non conosce più da tempo, oggi regna la ripartizione. Sono moltissimi i presidente che vivono grazie agli emolumenti del proprio Club, rispetto ad attività alternative che non "tirano" più come un tempo. Certi marchingegni e certi rifugi salvavita sono dovuti anche e soprattutto a questa mutazione genetica. Che rende il calcio italiano sempre più vulnerabile e sempre più ostaggio del ristagno e delle guerre fratricide, più che proiettato alla conquista di nuovi mercati e di nuove risorse.