Montella è sempre allo scoperto, per lui assenze e squalifiche è come non ci fossero...

Montella in emergenza, ma la critica lo giudica come se schierasse sempre e solo i titolari

di Beatrice Sarti

Vincenzo Montella sta affrontando, fra alti e bassi, il momento infortuni più difficile da quando siede sulla panchina rossonera. Le assenze infatti sono aumentate a dismisura nell'ultimo periodo, assenze peraltro che riguardano pedine importanti per la squadra, che unite alle squalifiche susseguite di volta in volta, hanno portato l'allenatore romano a schierare raramente in campo gli undici che rispecchiavano la sua idea di gioco. La mancanza di Bonaventura in mezzo al campo si fa sentire e non poco, la qualità del centrocampo schierato senza Jack infatti non ha mai entusiasmato troppo, critica e tifosi, ma soprattutto il campo, che ne ha risentito a livello di punti. Non solo il centrocampo però, persino la solida coppia Romagnoli-Paletta è stata sciolta nelle ultime partite, infortuni per il primo e squalifiche per il secondo, hanno portato Montella a far scendere in campo l'inedito duo Gomez-Zapata.

Una vera e propria emergenza infatti, che la critica però non sembra considerare. L'allenatore rossonero infatti non è risparmiato su nulla. Domenica contro la Fiorentina, dopo esser riuscito a difendere il risultato di misura, è stato accusato di aver messo in pratica il celeberrimo catenaccio, chiudendo il match con la difesa a 5, mentre in altre partite dove la squadra ha rischiato maggiormente subendo poi gol, Torino-Milan o Milan-Napoli, è stato criticato per la scarsa attenzione data alla fase difensiva. Insomma è vero che da un mese a questa parte il Milan ha totalizzato solamente 7 punti, ma è anche vero che l'aeroplanino ha fatto bene fino ad ora, ha portato i rossoneri alla vittoria di un trofeo dopo diverso tempo e ha incontrato difficoltà in un momento in cui i delicati e lunghi infortuni sono capitati proprio quando c'erano da affrontare gli avversari più ostici.

Se si pensa a un girone fa ad esempio, tra infortuni e trasferimenti, sono solamente due gli unici superstiti di quel Milan che convinceva a livello di gioco e risultati: Donnarumma e Abate. Simbolo di una difficoltà non amputabile solamente ad un calo di concentrazione e rendimento, ma semmai ad una panchina troppo corta, a delle assenze difficilmente rimpiazzabili. Giocatori quasi mai titolari si ritrovano alla guida della difesa in partite importanti, giovanissimi come Locatelli vengono criticati subito ai primi errori, come se già non fossero più in diritto di sbagliare e come se diverse presenze con la maglia rossonera facessero dimenticare a tutti che non hanno nemmeno 20 anni. Stesso discorso per Donnarumma. Ci si aspetta sempre tanto dal Milan, dai suoi giocatori, dai suoi giovani, dai suoi allenatori. Di solito il detto è "sbagliando s'impara", ma al Milan si può sbagliare?